IN SINTESI
Dal 21 settembre cambiano alcune tariffe SSN, ma la maggior parte delle prestazioni comuni resta invariata
448 prestazioni aggiornate
prima visita • da 25 a 26 €
esenti • nessun ticket
È operativo il nuovo decreto sulle tariffe massime dell'assistenza specialistica ambulatoriale e protesica. Il provvedimento sostituisce e aggiorna il tariffario del 2024 e interviene sulla remunerazione riconosciuta dal Servizio sanitario nazionale a ospedali, ambulatori e strutture accreditate.
Dal 21 settembre 2026 sono entrate in vigore le nuove tariffe nazionali per una parte delle visite specialistiche, degli esami diagnostici e dell'assistenza protesica garantiti dal Servizio sanitario nazionale.
La novità ha una conseguenza anche sui ticket pagati dai cittadini non esenti, ma è importante chiarire subito un punto: non tutte le visite e gli esami diventano più costosi e l'aumento riconosciuto alle strutture sanitarie non coincide necessariamente con quello effettivamente pagato allo sportello.
Perché le tariffe sono cambiate
Il nuovo decreto del Ministero della Salute, adottato di concerto con il Ministero dell'Economia, aggiorna le tariffe massime utilizzate per remunerare le strutture pubbliche e private accreditate che erogano prestazioni per conto del SSN.
La revisione arriva dopo il contenzioso che aveva interessato il precedente decreto del 25 novembre 2024. Le sentenze del TAR Lazio ne avevano disposto l'annullamento con efficacia differita, rendendo necessario predisporre un nuovo sistema tariffario.
La Conferenza Stato-Regioni ha raggiunto l'intesa il 23 luglio 2026, mentre il decreto definitivo, datato 7 agosto, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 19 settembre.
Prime visite: generalmente un euro in più
Tra le variazioni più facilmente percepibili dai cittadini ci sono quelle relative alle prime visite specialistiche.
Per numerose specialità la tariffa di riferimento passa da 25 a 26 euro. È il caso, tra le altre, delle prime visite neurologiche, ginecologiche, ortopediche, pneumologiche, endocrinologiche e gastroenterologiche.
Per alcune specialità gli aumenti sono invece più marcati. La prima visita cardiologica comprensiva di elettrocardiogramma passa, come tariffa, da 33,60 a 38 euro.
L'aumento indicato nella tabella riguarda la tariffa della prestazione. Se il valore della ricetta supera il tetto massimo applicabile, il cittadino può pagare meno dell'intero incremento. Per esempio, dove il tetto è 36,15 euro, una visita cardiologica tariffata 38 euro non comporta automaticamente il pagamento di 38 euro.
Visite di controllo: nessun aumento
Per le visite specialistiche di controllo la tariffa resta invece ferma a 17,90 euro.
Va però ricordato che nel linguaggio del SSN una visita non diventa automaticamente “di controllo” soltanto perché il paziente è già stato visto in passato. Quando deve essere valutato un nuovo problema, un nuovo sintomo o un peggioramento significativo, può essere prescritta nuovamente come prima visita.
Radiografie ed ecografie: molti prezzi restano fermi
La revisione non modifica diverse prestazioni diagnostiche molto diffuse.
Esami del sangue: aumenta soprattutto il prelievo
Per i principali esami di laboratorio le tariffe restano sostanzialmente ferme. Non cambiano, tra gli altri, emocromo, glicemia, emoglobina glicata, colesterolo, trigliceridi, creatinina, TSH e VES.
Aumenta invece il costo del prelievo di sangue venoso, che passa da 3,80 a 4,30 euro: 50 centesimi in più.
L'incremento si riflette sul ticket soltanto quando il totale delle prestazioni indicate sulla ricetta rimane al di sotto del tetto massimo previsto.
Il tetto di 36,15 euro non cambia
Per la specialistica ambulatoriale il cittadino non esente partecipa normalmente al costo della prestazione fino al limite previsto per la ricetta. Nella maggior parte delle Regioni il riferimento è di 36,15 euro.
Questo significa che, se la somma delle prestazioni è inferiore al tetto, viene generalmente pagato il relativo valore. Se invece il totale supera il limite, il ticket non continua necessariamente a crescere insieme alla tariffa.
Se una prestazione passa da 25 a 26 euro, il cittadino non esente può pagare effettivamente un euro in più. Se invece una prestazione passa da 33,60 a 38 euro e nella Regione si applica il limite di 36,15 euro, l'incremento effettivo massimo allo sportello è di 2,55 euro, non di 4,40.
Chi è esente non paga i nuovi aumenti
Le nuove tariffe non modificano le regole sulle esenzioni dal ticket.
Continuano quindi ad applicarsi le esenzioni previste per reddito, determinate patologie croniche o rare, invalidità, gravidanza e gli altri casi stabiliti dalla normativa, nei limiti delle prestazioni alle quali l'esenzione si riferisce.
Quanto costa complessivamente la revisione
La revisione non riguarda soltanto i cittadini. L'obiettivo principale del decreto è aggiornare la remunerazione riconosciuta alle strutture sanitarie per avvicinarla maggiormente ai costi effettivi delle prestazioni.
Secondo la Conferenza delle Regioni, l'impatto complessivo del nuovo tariffario sulle finanze pubbliche è stimato in circa 210,7 milioni di euro all'anno: 183,1 milioni per la specialistica ambulatoriale e 27,6 milioni per l'assistenza protesica.
Per il 2026, considerando l'entrata in vigore soltanto nell'ultima parte dell'anno, l'impegno previsto è di circa 70 milioni di euro.
La novità non è un rincaro uniforme di visite ed esami. Molte prestazioni restano invariate, mentre una parte registra aumenti generalmente contenuti. Per sapere l'importo effettivamente dovuto occorre comunque considerare la singola prescrizione, l'eventuale esenzione e le regole tariffarie applicate dalla propria Regione.









