Tra il 3 e il 5 marzo, l’Iran ha lanciato una vasta offensiva contro diversi Paesi arabi, prendendo di mira basi militari statunitensi, missioni diplomatiche Usa e infrastrutture energetiche.
Le operazioni hanno coinvolto Emirati Arabi Uniti, Bahrain, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita, Oman e Giordania, con un impiego massiccio di droni, missili balistici e missili da crociera.
Gli Emirati hanno riferito di oltre 1.072 droni e 204 missili diretti sul proprio territorio, mentre anche Kuwait, Qatar e Bahrain hanno denunciato numerosi attacchi, in gran parte intercettati.
Il 3 marzo sono stati registrati episodi vicino all’ambasciata Usa a Riyadh e al consolato statunitense di Dubai, dove si sono verificati incendi e danni limitati. Nello stesso arco di tempo sono stati colpiti anche porti in Oman e zone prossime a installazioni strategiche in Arabia Saudita e Giordania. Il 4 marzo l’escalation ha interessato anche il settore energetico e militare, con un attacco contro la raffineria Aramco di Ras Tanura e contro la base di Al Udeid in Qatar, raggiunta da un missile. In Kuwait, la caduta di detriti in un’area residenziale ha provocato la morte di una giovane ragazza iraniana. Il 5 marzo nuovi raid hanno colpito ancora Bahrain, Qatar, Arabia Saudita, Kuwait ed Emirati, causando un incendio alla raffineria Bapco in Bahrain e il ferimento di sei lavoratori stranieri negli Emirati.
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