L’8 marzo 2026, la capitale iraniana Teheran si è svegliata sotto una minacciosa nube di fumo, conseguenza diretta degli attacchi aerei condotti da USA e Israele contro i depositi di petrolio situati nelle aree di Kuhak e Shahran, così come nella vicina Karaj. Questi bombardamenti, avvenuti nella notte tra il 7 e l’8 marzo, hanno causato una pioggia scura, satura di idrocarburi, che ha interessato principalmente la parte nord-occidentale della città.
La Mezzaluna Rossa iraniana, allertando la popolazione di Teheran, ha sottolineato la pericolosità delle piogge acide che potrebbero derivare dai composti tossici rilasciati nell’atmosfera. La protezione civile ha esortato i cittadini a restare al chiuso per limitare l’esposizione ai fumi pericolosi, noti per causare problemi respiratori e irritazioni agli occhi.
Il 10 marzo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha confermato i rischi legati alla “pioggia nera”. Il portavoce Christian Lindmeier ha avvertito che le precipitazioni contaminate rappresentano un significativo pericolo per la salute pubblica, soprattutto per le vie respiratorie. Questi eventi seguono tensioni crescenti nella regione, dopo attacchi a navi nello Stretto di Hormuz. Gli abitanti di Teheran, quasi dieci milioni, si trovano ora ad affrontare le conseguenze di questa crisi ambientale e sanitaria.









