L’impennata del prezzo del petrolio, salito oltre i 107 dollari al barile con un rialzo superiore al 40%, è la conseguenza più immediata della guerra in Iran, ma la crisi sta ora aprendo una profonda frattura diplomatica tra Washington e l’Europa. Al centro della tensione vi è la riluttanza degli alleati a partecipare a un’operazione militare per garantire il passaggio marittimo nello Stretto di Hormuz.
Questa esitazione ha spinto il presidente Donald Trump a definire “codardi” i partner della NATO, accusandoli di sottrarsi a quella che lui considera una “missione navale di basso rischio”.
La spaccatura si è approfondita dopo che sei nazioni, tra cui Francia, Germania e Italia, hanno subordinato un eventuale intervento alla cessazione delle ostilità. La posizione di Trump appare così sempre più isolata sulla scena internazionale, anche in ragione della ferma condanna dell’offensiva da parte della Russia e del rifiuto della Cina di essere coinvolta.
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