Le scorte europee di jet fuel si assottigliano mentre le rotte energetiche mediorientali restano compromesse, con effetti già visibili su voli e tariffe.
In questo quadro fragile si inserisce il blocco della raffineria di Kirishi, uno dei principali impianti russi, colpito da un attacco con droni che ne ha fermato gran parte della capacità produttiva. Il sito, vicino a San Pietroburgo e cruciale per l’export di prodotti raffinati, era appena tornato operativo dopo un precedente stop, segno di una vulnerabilità ormai ricorrente nelle infrastrutture energetiche. Il mercato reagisce: prezzi del carburante in forte crescita e compagnie aeree che riducono le tratte o rivedono i costi per i passeggeri.
Nel frattempo diversi Paesi asiatici limitano le esportazioni, mentre in Europa si valutano misure straordinarie per gestire eventuali cancellazioni.
Le riserve, secondo analisti internazionali, coprirebbero ormai poche settimane, con l’estate alle porte e la domanda destinata ad aumentare.
Resta da capire quanto a lungo il sistema potrà assorbire nuovi shock senza ripercussioni più ampie.
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