Gli esperti avvertono: i prezzi del gas naturale e del petrolio non torneranno presto ai livelli prebellici, nonostante recenti cessate il fuoco. Il conflitto USA-Israele-Iran ha chiuso lo Stretto di Hormuz, riducendo forniture e scorte globali, con effetti duraturi sui mercati. Anche con un accordo USA-Iran, analisti come Bloomberg prevedono anni per riequilibrare l’offerta, a causa di costi logistici elevati, domanda persistente e tensioni residue. In Europa, i futures TTF oscillano intorno ai 44 €/MWh (da 35,5 pre-guerra), con picchi a 61,93; servono prezzi sopra 40 € per ricostituire scorte basse. Il petrolio Brent, dopo un calo del 14% post-cessate il fuoco, resta 20$ sopra i livelli pre-conflitto (intorno ai 118$ max), con rischi di ulteriori shock.
L’Italia soffre particolarmente: Istat registra boom prezzi industriali (+58% produzione a gas), aggravando bollette e inflazione. Morningstar e IEA notano che, pur non al livello della crisi ucraina 2022, il “pavimento” dei prezzi è più alto, limitando assorbimento shock. La stabilità energetica post-Ucraina (2024-2025) è svanita; consumatori si preparino a costi elevati almeno nel medio termine.
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