La firma del rinnovo contrattuale per il triennio 2025-2027, recentemente siglata presso il Ministero della Funzione Pubblica, ha aperto una profonda frattura all’interno delle rappresentanze sindacali militari. Tra le voci di forte dissenso si leva, netta, quella di USAMi Aeronautica, che ha espresso un fermo rifiuto a sottoscrivere un accordo definito penalizzante e inadeguato a fronteggiare il reale costo della vita.
Secondo l’associazione sindacale, la narrazione istituzionale e mediatica – incentrata sull’annuncio di incrementi medi netti pari a 200 euro – non corrisponde alla realtà vissuta dal personale in divisa.
La svalutazione economica e l’impatto dell’inflazione
L’analisi di USAMi Aeronautica mette sotto la lente d’ingrandimento gli effetti cumulativi degli ultimi due cicli contrattuali (2022-2024 e 2025-2027). A fronte di un’inflazione reale e programmata che supera il 23% su base sessennale, gli incrementi reali percepiti in busta paga risulterebbero decisamente inferiori alle cifre pubblicizzate.
“Anche ipotizzando come reale la soglia dei 200 euro netti, al personale contrattualizzato mancano all’appello circa 400 euro di aumento per recuperare il reale potere d’acquisto persosi in questi anni,” evidenzia il sindacato, ponendo l’accento sulla fragilità delle stime economiche di fronte alle attuali instabilità geopolitiche globali. (calcolatore usami)
Risorse alternative e occasioni mancate
La sigla sindacale sottolinea come la mancanza di tutele non sia dipesa da un’assenza di coperture finanziarie, bensì da scelte allocative precise e non condivise. USAMi aveva infatti proposto di rimodulare i fondi del bilancio destinati alle indennità di Contingente di Forze Impiegate (CFI) per far convergere tali risorse sul Fondo per l’Efficienza dei Servizi Istituzionali (FESI), garantendo così un incremento reale e diffuso di 200 euro netti mensili a beneficio della base. Una proposta inizialmente supportata dal tavolo negoziale ma successivamente accantonata nella stesura finale del testo.
Il sindacato contesta inoltre all’accordo:
Il mancato riconoscimento e la svalutazione della specificità militare.
Il sostanziale stallo sulla partenza della previdenza complementare e dedicata.
L’adozione di dinamiche salariali che rischiano di compromettere la stabilità economica futura delle famiglie del comparto.
La critica alle sigle firmatarie e l’appello alla base
Nel mirino di USAMi entra anche la condotta delle organizzazioni sindacali interne all’Aeronautica che hanno deciso di apporre la propria firma sul testo. Tale scelta viene giudicata priva di coerenza logica, in quanto assunta in aperta controtendenza rispetto al diffuso malcontento espresso dagli iscritti durante le consultazioni.
Il sindacato respinge con forza le accuse di “populismo” mosse da altre sigle contro il fronte del “No”, rivendicando l’alto profilo professionale, la preparazione e la piena consapevolezza dei militari contrattualizzati:
“Chi accusa di populismo le famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese fa politica di bassa lega, non sindacato.”
L’iniziativa di protesta dello scorso 18 luglio viene indicata non come un punto d’arrivo, ma come l’avvio di una mobilitazione permanente in vista delle prossime scadenze cruciali: la legge di bilancio, la previdenza e le future tornate elettorali. USAMi Aeronautica conclude con un appello alla categoria, invitando il personale a esercitare il diritto di revoca verso quelle sigle che non ne tutelano la dignità e a convergere verso una rappresentanza sindacale realmente determinata a far valere i diritti del Comparto Difesa.
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