Nella provincia meridionale di Hormozgan, l’oscurità della notte tra il 16 e il 17 luglio 2026 è stata squarciata da una nuova ondata di attacchi statunitensi. Le infrastrutture iraniane, già sotto pressione, hanno subito ulteriori danni significativi. I media di Stato iraniani, supportati dalla stampa internazionale, riportano che almeno cinque ponti strategici sono stati colpiti, tra cui il ponte Gariveh, cruciale per i collegamenti tra Bandar Abbas, Khamir e Lar. Anche l’aeroporto di Iranshahr e una stazione ferroviaria di Bandar Abbas sono stati bersagliati, causando interruzioni di corrente e danni alle reti di trasporto.
Le conseguenze umane di questi attacchi sono gravi. Fonti iraniane, tra cui Fars, Tasnim e IRNA, indicano un bilancio di vittime che varia tra 3 e 7 morti, con oltre 11 feriti solo negli ultimi raid. Il ministero della Salute iraniano ha comunicato che, dal 22 giugno, 38 persone sono state uccise e oltre 400 ferite, segnalando un’escalation della cosiddetta “guerra delle infrastrutture” attorno allo Stretto di Hormuz.
Mentre le tensioni continuano a crescere, resta da vedere come evolverà la situazione in una regione già instabile.









