USAMi Aeronautica torna sulla proposta di legge promossa insieme a ITAMIL Esercito, NSC Carabinieri e SILMM Marina per ampliare la possibilità per il personale militare di svolgere attività extraprofessionali, nel rispetto delle esigenze di servizio, dell’imparzialità dell’Amministrazione e delle necessarie incompatibilità.
Il sindacato chiarisce subito un punto: la proposta non rappresenta in alcun modo un’alternativa alla battaglia per stipendi più alti. USAMi continua infatti a chiedere aumenti economici reali, una previdenza adeguata e maggiori risorse per la specificità militare, mantenendo una linea che negli ultimi anni l’ha portata anche a non sottoscrivere contratti ritenuti economicamente insufficienti.
Il tema delle attività extraprofessionali è diverso: se un militare possiede una competenza, una qualifica o una professionalità e vuole utilizzarla anche fuori dall’orario di servizio, perché impedirgli di farlo regolarmente, quando l’attività è compatibile con il ruolo ricoperto, non interferisce con il servizio e rispetta le necessarie incompatibilità?
Per USAMi, chiedere stipendi più alti e allo stesso tempo consentire a chi lo desidera di valorizzare legalmente le proprie competenze non è una contraddizione. La proposta non vuole obbligare nessuno a svolgere un secondo lavoro, ma offrire una possibilità in più a chi sceglie liberamente di farlo.
Stipendi insufficienti e perdita del potere d’acquisto
Alla base dell’iniziativa resta comunque una forte critica alla situazione economica del personale.
USAMi denuncia da tempo stipendi insufficienti, indennità ferme, perdita del potere d’acquisto e una questione previdenziale ancora priva di risposte considerate adeguate.
Il sindacato sostiene che, se lo Stato dichiara di non avere risorse sufficienti per riconoscere pienamente la specificità, la professionalità e i sacrifici del personale militare, non può allo stesso tempo impedire ai militari, entro limiti ragionevoli e compatibili con il servizio, di utilizzare le proprie capacità professionali per integrare il reddito familiare.
È anche su questa contraddizione che USAMi intende portare il confronto davanti a Governo e Parlamento.
La critica a chi oggi chiede soltanto aumenti di stipendio
Nel documento USAMi utilizza toni molto duri nei confronti di chi critica la proposta sostenendo che la priorità dovrebbe essere esclusivamente quella di aumentare le retribuzioni.
Il sindacato ricorda di avere contestato contratti giudicati economicamente insufficienti, mentre altre organizzazioni avrebbero scelto di sottoscriverli.
Richiama inoltre la mobilitazione dello scorso luglio, quando migliaia di militari sono scesi in piazza per rivendicare maggiore dignità economica, previdenziale e professionale.
Secondo USAMi, non sarebbe coerente accettare condizioni economiche ritenute insufficienti e utilizzare successivamente proprio il livello degli stipendi per criticare una proposta pensata per offrire ulteriori possibilità al personale.
Il sindacato sintetizza questa posizione con una frase particolarmente netta: «Le lacrime di coccodrillo non aumentano gli stipendi».
Competenze che potrebbero essere valorizzate anche fuori dal servizio
Un altro punto centrale riguarda il patrimonio professionale presente nelle Forze Armate.
USAMi richiama le numerose competenze tecniche, ingegneristiche, informatiche, sportive, giuridiche, formative e professionali possedute dal personale militare.
Donne e uomini che hanno studiato, ottenuto qualifiche e maturato esperienze che, secondo il sindacato, potrebbero essere utilizzate anche nella società civile, fuori dall’orario di servizio e nel rispetto delle incompatibilità realmente necessarie.
Il concetto ribadito è semplice: la libertà professionale non significa obbligare un militare a fare due lavori per arrivare alla fine del mese. Significa invece consentire a chi vuole utilizzare legittimamente le proprie competenze di poterlo fare. Chi non vuole svolgere attività esterne continuerà naturalmente a non farlo.
Il personale più qualificato guarda anche al settore privato
USAMi richiama inoltre un fenomeno che considera sempre più rilevante: una parte delle professionalità più qualificate starebbe guardando con crescente interesse alle opportunità offerte dal settore privato.
Quando competenze tecniche e professionali altamente specializzate trovano all’esterno prospettive economiche e professionali migliori, secondo il sindacato il problema non si risolve aumentando i divieti.
La domanda dovrebbe essere piuttosto un’altra: perché quelle professionalità non trovano all’interno delle Forze Armate un riconoscimento economico e professionale sufficientemente competitivo?
Più stipendio, più previdenza e più libertà professionale
La linea indicata da USAMi resta quindi su più fronti.
Il sindacato continua a chiedere stipendi più alti, una previdenza adeguata e maggiori risorse per la specificità militare, ma allo stesso tempo ritiene necessario riconoscere maggiore libertà a chi vuole mettere a frutto le proprie capacità fuori dal servizio.
Le due battaglie, secondo USAMi, non si escludono.
Anzi, fanno parte della stessa idea di tutela e dignità professionale: lo Stato deve riconoscere adeguatamente il lavoro del personale militare, ma non dovrebbe nemmeno impedire a chi possiede ulteriori competenze di utilizzarle regolarmente, quando ciò non crea incompatibilità con il servizio.
USAMi conclude quindi rivolgendo alla politica una domanda precisa: se lo Stato non riesce a riconoscere economicamente fino in fondo il valore dei propri militari, con quale coerenza può limitarne anche la possibilità di valorizzare, fuori dal servizio, le competenze professionali?
Il sindacato ribadisce infine che continuerà a portare avanti la proposta, a chiedere maggiori risorse economiche e previdenziali e a difendere la possibilità per il personale di esercitare, quando consentito e nel pieno rispetto delle regole, anche le proprie professionalità al di fuori dell’Amministrazione.
L’intervento completo di USAMi Aeronautica, con tutte le argomentazioni è disponibile sul sito ufficiale: USAMi








