COMUNICATO STAMPA – PREVIDENZA
Roma, 17 settembre 2026 – Il Sindacato P.R.E.SI.DI. – Progetto Europeo Sicurezza, Difesa e Soccorso Pubblico interviene con fermezza sulla comunicazione diffusa il 16 settembre da alcune organizzazioni sindacali della Polizia di Stato in materia previdenziale.
SAP, COISP-MOSAP, FSP Polizia e SILP CGIL hanno chiesto al Ministro per la Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo la convocazione di un incontro per la «definizione della previdenza dedicata», sostenendo che ciò costituirebbe attuazione degli impegni assunti dal Governo con la sottoscrizione del rinnovo contrattuale.
Peccato che l’impegno scritto e sottoscritto dal Governo dica un’altra cosa:
E poiché sulle pensioni di centinaia di migliaia di donne e uomini in uniforme non sono ammissibili giochi di parole, P.R.E.SI.DI. ritiene necessario ristabilire documentalmente i fatti.
Il Governo, negli impegni collegati agli accordi per il triennio 2025-2027, non si è impegnato ad aprire un tavolo per “definire la previdenza dedicata”.
Non si è impegnato a “realizzare la previdenza dedicata”.
Non ha stabilito che la previdenza dedicata sia la soluzione prescelta.
L’impegno assunto è quello di aprire, entro 90 giorni dalla sottoscrizione degli accordi, un tavolo finalizzato a verificare «possibili idonee soluzioni in materia previdenziale connesse alla specificità» delle Forze di polizia e delle Forze armate.
La differenza è macroscopica.Verificare possibili idonee soluzioni” non significa “realizzare la previdenza dedicata”.
E trasformare oggi la prima formulazione nella seconda significa attribuire all’accordo un contenuto più specifico di quello effettivamente sottoscritto.
La questione appare ancora più grave con particolare riferimento a FSP Polizia, che figura tra i firmatari della nota del 16 settembre e che oggi presenta pubblicamente la richiesta di previdenza dedicata come attuazione degli «impegni del CCNL». (FSP Polizia di Stato)
Non contestiamo a FSP — né ad alcuna altra organizzazione — il diritto di sostenere politicamente e sindacalmente la previdenza dedicata.
È assolutamente legittimo.Contestiamo che una propria scelta sindacale venga presentata ai lavoratori come se fosse già il contenuto dell’impegno assunto dal Governo. Sono due cose radicalmente differenti.Se FSP ritiene che la previdenza dedicata sia la soluzione migliore, lo dica e la sostenga al tavolo.Ma non trasformi un tavolo aperto sulle possibili idonee soluzioni in materia previdenziale”in un tavolo che sarebbe già destinato alla “concreta realizzazione della previdenza dedicata”.Perché questo, semplicemente, non è ciò che risulta scritto nell’impegno governativo. La legge, peraltro, continua a contemplare due percorsi
C’è poi un fatto normativo che nessuna operazione comunicativa può cancellare. L’articolo 1, comma 96, della legge n. 234/2021 contempla distintamente le misure compensative sul versante previdenziale e le misure integrative delle forme pensionistiche complementari.
La legge di bilancio 2026, con l’articolo 1, comma 182, ha incrementato il Fondo specificamente «per le finalità di cui […] al comma 96, lettera a)», stanziando 20 milioni di euro nel 2026, 40 milioni per ciascuno degli anni 2027, 2028 e 2029 e 30 milioni annui dal 2030.
Il Parlamento, dunque, ha rifinanziato espressamente la lettera a). Ma non ha abrogato la lettera b) sulla previdenza complementare.
Non ha scritto che la lettera a) sostituisce la lettera b).
Non ha stabilito che la previdenza complementare del personale in uniforme debba essere definitivamente abbandonata.
E soprattutto non lo ha stabilito il Governo negli impegni sottoscritti nel luglio 2026.
P.R.E.SI.DI. sostiene da anni l’avvio della previdenza complementare per il personale dei comparti Sicurezza, Difesa e Soccorso Pubblico. E continuerà a farlo. Siamo favorevoli a ogni seria misura capace di compensare le peculiarità previdenziali derivanti dalla specificità professionale. Ma rifiutiamo l’idea che il miglioramento del sistema pensionistico obbligatorio debba essere ottenuto sacrificando il secondo pilastro previdenziale che gli altri lavoratori pubblici possono già utilizzare.Previdenza dedicata e previdenza complementare non sono sinonimi. E soprattutto non sono necessariamente alternative.Una interviene sul sistema obbligatorio; l’altra costruisce una posizione previdenziale complementare.
Confondere i due piani, o presentare l’uno come sostitutivo dell’altro, significa restringere prima ancora dell’apertura del confronto le possibilità che il Governo stesso ha lasciato aperte.
Il Sindacato P.R.E.SI.DI. chiede quindi al Ministro per la Pubblica Amministrazione e al Governo di dare seguito all’impegno realmente sottoscritto, non alla sua successiva reinterpretazione. Si convochi il tavolo. Si mettano sul tavolo tutte le «possibili idonee soluzioni in materia previdenziale».
Si discutano le misure connesse alla specificità.
Si discuta della previdenza dedicata.
E si discuta anche, senza veti preventivi, dell’avvio della previdenza complementare.
Saranno poi i numeri, le norme, le proiezioni attuariali e l’interesse concreto dei lavoratori a consentire alle parti di valutare le diverse soluzioni. Ma P.R.E.SI.DI. non accetterà che, prima ancora che il confronto abbia inizio, qualcuno riscriva il verbale della partita e comunichi ai lavoratori un risultato che nel documento firmato dal Governo non esiste. Le parole hanno un significato. Gli atti ufficiali ancora di più.P.R.E.SI.DI. invita pertanto tutti i lavoratori dei comparti Sicurezza, Difesa e Soccorso Pubblico a leggere direttamente gli impegni sottoscritti dal Governo.Perché quando si parla del futuro pensionistico di centinaia di migliaia di servitori dello Stato, la trasparenza non è una cortesia sindacale: è un dovere.
Sindacato P.R.E.SI.DI.










