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Carcere di Santa Maria Capua Vetere, caso Hakimi: «Abbandonato al dolore e alle urla», il maxi-processo verso la fase finale

Ufficio Stampa by Ufficio Stampa
Settembre 13, 2026
in Attualità
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Crediti immagine: immagine non di proprietà della redazione. Fonte: dimages2.corriereobjects.it. Utilizzo nel rispetto dei termini della fonte/licenza.
IN SINTESI Il caso Hakimi al centro del maxi-processo sulle violenze del 2020 105 imputati Morte il 4 maggio 2020 Processo verso la fase finale +
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Il maxi-processo sulle violenze avvenute il 6 aprile 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere è entrato nella fase conclusiva con le discussioni delle parti civili.

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Al centro dell'ultima arringa anche il caso di Hakimi Lamine, detenuto algerino di 28 anni morto il 4 maggio 2020 nel reparto di isolamento.

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Secondo il legale della famiglia, dopo le violenze Hakimi sarebbe stato lasciato senza adeguato supporto sanitario nonostante le condizioni fisiche e le richieste di aiuto.

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La Procura collega la morte al grave deterioramento psicofisico successivo ai fatti, mentre la causa immediata del decesso è stata ricondotta all'assunzione di un mix di farmaci.

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Dopo le parti civili, dal 14 settembre è previsto l'avvio delle arringhe delle difese. La sentenza è attesa entro la fine del 2026.

In breve: il caso Hakimi è uno dei capitoli più delicati del maxi-processo. Le responsabilità individuali e il nesso tra condotte contestate e morte dovranno essere stabiliti dalla Corte.
CRONACA GIUDIZIARIA • SANTA MARIA CAPUA VETERE

Il maxi-processo sulle violenze avvenute nel carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile 2020 entra nella fase finale. Nell'ultima discussione delle parti civili è tornata al centro la vicenda di Hakimi Lamine, il detenuto di 28 anni morto quasi un mese dopo quei fatti nel reparto di isolamento dell'istituto.

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MAXI-PROCESSO 105 imputati Agenti e funzionari della Polizia Penitenziaria, dirigenti dell'amministrazione e personale sanitario.
CASO HAKIMI 28 anni Il detenuto algerino morì il 4 maggio 2020 nel reparto di isolamento Danubio.
FASE PROCESSUALE Difese al via Dopo Procura e parti civili, il procedimento entra nella fase delle arringhe degli imputati.

Il processo entra nelle battute finali

Il procedimento riguarda quanto accadde nella Casa circondariale di Santa Maria Capua Vetere durante il primo lockdown per il Covid. Il 6 aprile 2020 venne eseguita una perquisizione straordinaria nel reparto Nilo, il giorno successivo a una protesta dei detenuti legata anche ai timori per la diffusione del coronavirus.

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La Procura contesta, a seconda delle singole posizioni, reati che comprendono tortura, lesioni, falso, depistaggio, favoreggiamento e morte come conseguenza di altro reato. Le responsabilità sono individuali e dovranno essere definitivamente accertate dalla Corte.

Nel luglio 2026 la pubblica accusa ha concluso la propria requisitoria, formulando richieste di condanna che complessivamente raggiungono circa 766 anni di reclusione. La pena più alta richiesta è di 21 anni e quattro mesi.

Ora la parola passa alle difese

Dopo la requisitoria della Procura e le discussioni delle parti civili, il calendario processuale prevede dal 14 settembre 2026 l'avvio delle arringhe dei difensori degli imputati. Secondo le indicazioni emerse in aula, la sentenza è attesa entro la fine dell'anno.

Il caso Hakimi: cosa sostiene la parte civile

Nella discussione del 12 settembre l'avvocato Luigi Romano, che assiste i familiari di Hakimi Lamine, ha ricostruito davanti alla Corte ciò che, secondo la parte civile, sarebbe accaduto al giovane detenuto dopo l'inizio dell'operazione del 6 aprile.

Hakimi, ritenuto uno dei promotori della protesta del giorno precedente, sarebbe stato sottoposto a un primo pestaggio durante il trasferimento dal reparto Nilo e successivamente sarebbe stato nuovamente colpito.

Il legale ha richiamato anche i filmati delle telecamere interne e quanto emerso nel corso della precedente requisitoria dei pubblici ministeri Alessandro Milita, Daniela Pannone e Alessandra Pinto.

Fu abbandonato al dolore e alle urla senza alcun supporto medico.
La ricostruzione dell'avvocato Luigi Romano durante l'arringa di parte civile

Il trasferimento nel reparto di isolamento

Secondo la ricostruzione esposta in aula, dopo le prime violenze Hakimi sarebbe stato condotto in una cella al piano terra e quindi trasferito nel reparto di isolamento Danubio.

Un altro detenuto avrebbe riferito di averlo visto vomitare sangue. Romano ha inoltre sostenuto che Hakimi sarebbe stato nuovamente colpito e successivamente lasciato senza l'assistenza sanitaria che, secondo la parte civile, le sue condizioni avrebbero richiesto.

La sera del 6 aprile gli sarebbe stata somministrata una Tachipirina. È la ricostruzione processuale della parte civile e, come tale, sarà sottoposta alla valutazione della Corte insieme alle contestazioni dell'accusa e alle argomentazioni delle difese.

La visita medico-legale undici giorni dopo

Un passaggio importante riguarda il 17 aprile 2020, undici giorni dopo i fatti.

In seguito all'intervento del magistrato di sorveglianza Marco Puglia, Hakimi fu sottoposto a una visita medico-legale. L'accertamento rilevò un politrauma contusivo localizzato principalmente al volto, al dorso e agli arti inferiori.

Nel dibattimento è stato inoltre affrontato il quadro psichico del detenuto. Secondo la ricostruzione della parte civile, le sue condizioni avrebbero richiesto una sorveglianza più intensa e sarebbero state incompatibili con una permanenza prolungata in isolamento.

Il tema dell'isolamento

Hakimi rimase nel reparto Danubio fino al 4 maggio 2020, giorno della morte. La durata e le modalità di quella permanenza, insieme all'assistenza sanitaria ricevuta, costituiscono uno dei punti sui quali accusa, parti civili e difese hanno sviluppato le rispettive tesi.

La morte il 4 maggio: cosa emerge dagli accertamenti

Hakimi morì il 4 maggio, quasi un mese dopo le violenze oggetto del processo.

Gli accertamenti medico-legali hanno individuato nella assunzione di farmaci la causa immediata del decesso. L'autopsia non ha quindi ricondotto direttamente la morte alle lesioni fisiche riportate il 6 aprile.

La tesi della Procura è però più articolata: secondo l'accusa, le violenze e le successive omissioni avrebbero contribuito a determinare il grave stato psicofisico nel quale il detenuto si trovava prima della morte.

È proprio questo presunto nesso causale uno degli aspetti che la Corte sarà chiamata a valutare.

La distinzione è fondamentale

Non è corretto affermare come fatto già definitivamente accertato che Hakimi sia morto “per le botte”. La causa immediata individuata dagli accertamenti è collegata ai farmaci. La Procura sostiene però che lo stato nel quale il detenuto arrivò alla morte fosse causalmente collegato alle violenze e alla successiva gestione della sua condizione. Saranno i giudici a stabilire se questa ricostruzione sia provata.

Contestazioni anche sull'assistenza sanitaria

Nel processo sono imputati anche alcuni medici che operavano nell'istituto penitenziario.

Secondo l'impostazione accusatoria e la tesi delle parti civili, il personale sanitario avrebbe avuto la possibilità di rilevare con maggiore precisione le condizioni dei detenuti e documentare le lesioni riportate.

Sono inoltre contestate, a diverse persone e con differenti responsabilità, condotte relative a certificazioni e alla ricostruzione di quanto avvenuto dopo la perquisizione.

Anche su queste accuse la parola definitiva spetterà alla Corte, dopo la discussione delle difese.

Circa trenta posizioni collegate alla morte di Hakimi

La vicenda della morte del giovane riguarda, a vario titolo, circa trenta posizioni processuali secondo la ricostruzione esposta nelle ultime udienze.

Le contestazioni comprendono, a seconda degli imputati, la morte come conseguenza del reato di tortura e l'omicidio colposo.

Il maxi-processo non riguarda però soltanto Hakimi: al centro del procedimento ci sono le condotte contestate nei confronti di circa 300 detenuti del reparto Nilo e ciò che sarebbe avvenuto anche nei giorni successivi al 6 aprile.

LUGLIO 2026 Requisitoria della Procura

L'accusa conclude la propria ricostruzione e formula le richieste di condanna.

SETTEMBRE 2026 Parti civili

Vengono discusse le posizioni delle vittime, dei familiari e delle associazioni costituite nel processo.

DAL 14 SETTEMBRE Arringhe delle difese

Toccherà ai legali degli imputati contestare la ricostruzione accusatoria e sostenere le singole posizioni.

La cronologia del caso Hakimi

6 APRILE 2020

Nel reparto Nilo viene eseguita la perquisizione straordinaria al centro del maxi-processo. Hakimi è tra i detenuti coinvolti.

17 APRILE 2020

Hakimi viene sottoposto a visita medico-legale: viene rilevato un politrauma contusivo.

4 MAGGIO 2020

Il 28enne muore nel reparto di isolamento Danubio. Gli accertamenti indicano un'intossicazione legata all'assunzione di farmaci.

SETTEMBRE 2026

Il caso torna al centro delle discussioni finali del maxi-processo davanti alla Corte d'Assise.

Un processo ormai vicino alla conclusione

A più di sei anni dai fatti, il processo di Santa Maria Capua Vetere si avvicina dunque alla sua prima decisione giudiziaria complessiva.

Le accuse formulate dalla Procura sono particolarmente gravi, ma la fase che si apre ora è altrettanto essenziale: ogni imputato ha diritto a far valere la propria difesa e resta presunto innocente fino a una sentenza definitiva.

La Corte dovrà distinguere le singole condotte, verificare quali accuse abbiano trovato prova nel dibattimento e stabilire, per il caso Hakimi, se esista il nesso giuridicamente rilevante indicato dalla Procura tra quanto accaduto il 6 aprile, la successiva gestione del detenuto e la morte del 4 maggio.

Documentazione verificata Fonti consultate per l'articolo
AlaNews — caso Hakimi ↗
Arringa della parte civile, condizioni del detenuto, visita medico-legale e contestazioni legate alla morte.
RaiNews TGR Campania — fase finale del processo ↗
Stato aggiornato del procedimento, discussioni delle parti civili, prossime arringhe delle difese e prospettiva della sentenza.
Antigone — requisitoria e richieste di pena ↗
Quadro delle contestazioni, richieste formulate dalla Procura e ruolo dell'associazione costituita parte civile.
InterNapoli — discussione del 12 settembre ↗
Ricostruzione dell'arringa dell'avvocato Luigi Romano e degli elementi relativi alla permanenza di Hakimi in isolamento.
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