USAMi Aeronautica torna sul rinnovo contrattuale 2025-2027 e mette in evidenza quella che considera una forte differenza nel modo in cui sono stati difesi gli interessi economici del personale militare. Il punto da chiarire subito è uno: USAMi non è contro la dirigenza militare. Il sindacato ritiene infatti giusto che anche i dirigenti difendano il proprio stipendio, il proprio potere d’acquisto e tutti i diritti economici riconosciuti dalla legge. La critica riguarda invece il comportamento di alcune organizzazioni sindacali.
Cosa è successo
Quattro sigle sindacali hanno inviato una diffida alla Presidente del Consiglio e al Ministro della Difesa per chiedere l’applicazione della sentenza del TAR Lazio n. 7613 del 27 aprile 2026. La sentenza riguarda il sistema utilizzato per calcolare gli adeguamenti delle retribuzioni dei magistrati, che presenta collegamenti con quello utilizzato per la dirigenza militare. In particolare, il TAR ha contestato alcuni criteri di calcolo, indicando la necessità di considerare una base retributiva più completa. L’applicazione di questi principi potrebbe quindi portare a una revisione degli stipendi e, per alcune posizioni interessate, anche ad arretrati importanti. Per USAMi questa richiesta è legittima.
Dove nasce la critica di USAMi
Alcune delle organizzazioni che oggi chiedono con grande determinazione maggiori tutele per la dirigenza sono anche tra quelle che hanno sottoscritto il rinnovo economico 2025-2027 del personale non dirigente. Secondo le elaborazioni pubblicate da USAMi, quel contratto porterà aumenti netti mensili compresi indicativamente tra 54 e 89 euro, a seconda del grado e della posizione.
USAMi considera questi importi insufficienti e durante la trattativa aveva rivendicato aumenti molto più consistenti, nell’ordine dei 200 euro.
La domanda posta dal sindacato è quindi semplice: perché la stessa determinazione utilizzata oggi per tutelare economicamente la dirigenza non è stata utilizzata anche durante il contratto del personale non dirigente?
Il tavolo della dirigenza entro 90 giorni
USAMi richiama inoltre un altro elemento.
Negli atti collegati al rinnovo del personale contrattualizzato è stato inserito un impegno del Governo ad avviare entro 90 giorni il confronto relativo alla dirigenza. Secondo il sindacato, questo passaggio assume particolare significato se letto insieme alla rapidità con cui è stato chiuso il contratto economico del personale non dirigente.
È proprio su questo punto che USAMi contesta le scelte effettuate durante la trattativa.
Nessuna contrapposizione tra militari
USAMi sottolinea che i dirigenti militari non hanno alcuna responsabilità e che è corretto tutelare anche le loro retribuzioni.
Il problema, quindi, non è stabilire chi debba ricevere di più o di meno.
La richiesta è che la stessa attenzione, la stessa determinazione e la stessa forza negoziale vengano utilizzate per difendere tutti i militari, dal grado iniziale fino alla dirigenza.
Secondo USAMi, la rappresentanza sindacale dovrebbe infatti evitare qualsiasi divisione tra personale contrattualizzato e dirigente e garantire una tutela economica realmente uniforme per tutte le categorie.
Il messaggio finale è quindi chiaro: non togliere diritti alla dirigenza, ma pretendere gli stessi diritti e la stessa forza di tutela per tutto il personale militare.
Fonte: USAMI








