La decisione della Corte d’Appello di Milano riporta al centro del dibattito il futuro dell’ex Ilva di Taranto. Il provvedimento, che conferma quanto stabilito in primo grado, prevede lo stop all’attività qualora entro 90 giorni non vengano ristabilite condizioni adeguate sotto il profilo della salute e della sicurezza. Sul caso è intervenuto l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, soffermandosi in particolare sull’ipotesi che il Governo possa valutare un’impugnazione della sentenza.
Secondo Bonanni, però, l’attenzione dello Stato dovrebbe concentrarsi innanzitutto sulla bonifica dello stabilimento.
«Taranto è divenuta l’epicentro delle morti di amianto e non solo di amianto», afferma il presidente dell’Ona, richiamando sia il ruolo dell’Ilva sia quello dell’Arsenale militare della Marina, pur sottolineando che si tratta di due ambiti distinti.
Per quanto riguarda lo stabilimento siderurgico, Bonanni sostiene che la presenza di amianto sia ancora oggi una realtà e che proprio su questo aspetto il Governo avrebbe dovuto intervenire prima. A suo giudizio, un intervento dello Stato finalizzato alla bonifica sarebbe giustificato dalla necessità di ristabilire condizioni sanitarie adeguate non soltanto per i lavoratori, ma per l’intera città di Taranto.
I dubbi sull’impugnazione da parte dello Stato
Bonanni esprime invece una posizione netta sull’ipotesi di un ricorso contro la sentenza. Secondo il presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto, né lo Stato né i ministeri avrebbero la legittimazione per impugnare direttamente il provvedimento della Corte d’Appello.
«Si sostituirebbe al privato», viene osservato nel corso dell’intervista, considerazione sulla quale Bonanni si dice d’accordo.
Il legale richiama inoltre i principi costituzionali legati alla tutela della salute, dell’ambiente e della dignità della persona, soffermandosi in particolare sull’articolo 32 della Costituzione. A suo avviso, quindi, la strada di un’impugnazione sarebbe difficilmente sostenibile non solo sotto il profilo processuale, ma anche rispetto ai diritti che devono essere tutelati.
La “doppia conforme” e il ruolo della Cassazione
Bonanni sottolinea poi un altro elemento: la sentenza della Corte d’Appello conferma quella già pronunciata in primo grado.
Si tratta, spiega, di un giudizio di merito definito tecnicamente di “doppia conforme”, cioè caratterizzato da due decisioni che arrivano alla stessa conclusione. Il quadro, secondo Bonanni, sarebbe inoltre rafforzato da una precedente sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo e da numerose decisioni giudiziarie, anche in sede civile, relative a morti provocate dall’amianto e da altri agenti cancerogeni. Per questo ritiene infondato un eventuale ricorso in Cassazione.
Bonanni ricorda infatti che un ricorso davanti alla Suprema Corte potrebbe riguardare soltanto motivi di legittimità e non una nuova valutazione del merito già affrontato nei precedenti gradi di giudizio. Dal suo punto di vista, invece, il provvedimento emesso dalla Corte d’Appello sarebbe pienamente legittimo e dovrebbe quindi essere rispettato.
«Bisogna iniziare subito la bonifica»
La soluzione indicata dal presidente dell’Ona è quella di avviare al più presto gli interventi di bonifica, possibilmente già entro i 90 giorni previsti. Bonanni introduce anche l’ipotesi che, qualora la bonifica fosse concretamente iniziata ma non ancora terminata alla scadenza, il Ministero possa eventualmente chiedere un ulteriore termine per completare i lavori. La condizione, però, è che gli interventi siano realmente in corso.
Secondo Bonanni, continuare a puntare sulla contestazione della sentenza significherebbe invece insistere nel tentativo di difendere una situazione che presenta da tempo gravi criticità. Nel corso dell’intervista richiama anche le ingenti somme già investite e mette in discussione l’idea di tutelare il lavoro a qualsiasi costo quando, a suo giudizio, sono in gioco patologie tumorali, altre malattie e infortuni mortali.
Sicurezza degli impianti e riconversione
Per Bonanni, infatti, il problema dell’ex Ilva non riguarda soltanto l’amianto o la dispersione di altre sostanze cancerogene. Esisterebbe anche una grave questione di sicurezza strutturale degli impianti, che il presidente dell’Ona descrive in termini molto critici. La vicenda, dunque, avrebbe una dimensione sanitaria, sociale e legata alla sicurezza sul lavoro. Da qui la proposta di intervenire rapidamente sugli altoforni: bonificarli oppure sostituire gli attuali sistemi di produzione con tecnologie elettriche o con altri strumenti considerati più puliti, abbandonando progressivamente l’utilizzo del carbone e dei combustibili fossili.
Il punto centrale resta quindi uno: lo Stato dovrebbe concentrare le proprie energie sulla bonifica e sulla messa in sicurezza, anziché tentare di contrastare una sentenza che, a suo giudizio, trova già solide conferme sul piano giudiziario.
Fonte: Lo Stato non può impugnare sentenza chiusura area a caldo ex ILVA









