Il 4 luglio, a Yangzhou, il governo cubano ha illustrato a imprenditori cinesi un ambizioso pacchetto di 176 riforme economiche. Queste misure, approvate a metà giugno, rappresentano la più significativa trasformazione economica dell’isola dal 1959. Tra le novità, l’introduzione della banca privata e l’ampliamento degli investimenti esteri, con l’obiettivo di attrarre capitali stranieri, in particolare da Pechino, per rilanciare un’economia in crisi.
Nonostante l’apertura, il potente conglomerato militare GAESA, che controlla circa un terzo dell’economia cubana, rimane escluso dalle liberalizzazioni. Questo conglomerato continua a mantenere il controllo su settori strategici come turismo, logistica e grande distribuzione, lasciando inalterato il suo ruolo dominante.
Il vicepremier Óscar Pérez-Oliva Fraga ha sottolineato che le riforme non sono il risultato di pressioni esterne, in particolare dagli Stati Uniti. Tuttavia, la situazione economica dell’isola resta critica, con un calo del PIL stimato intorno al 6,5%. Resta da vedere come queste riforme influenzeranno il futuro economico di Cuba e se riusciranno a stimolare una ripresa significativa.






