Il capo dello Stato Maggiore Interforze statunitense, generale Dan Caine, ha confermato al Congresso il 23 luglio che un F-16 ucraino ha abbattuto per la prima volta in combattimento aria-aria un caccia russo Su-35 “Flanker-E”.
Si tratta di un salto di ruolo significativo: fino ad oggi i Falcon forniti a Kiev da Paesi Bassi e Danimarca — esemplari di generazione anni ’70-’80 — erano stati impiegati soprattutto in funzione difensiva, per intercettare droni e missili da crociera. L’abbattimento assume i contorni di un “David contro Golia dell’aria”: il Su-35 è un velivolo più moderno, con radar a maggiore portata e missili aria-aria a più lungo raggio, in teoria avvantaggiato in ogni scenario di duello. Che a spuntarla sia stato un F-16 di generazione inferiore rimanda al peso decisivo dell’addestramento dei piloti, delle tattiche di ingaggio e dell’integrazione con la rete di difesa aerea e i sistemi di allarme ucraini. È anche la conferma del valore residuo delle piattaforme “datate” quando sono ben impiegate e inserite in una catena di comando efficace. Caine ha collegato l’episodio al lavoro della base industriale ucraina, impegnata a far crescere le proprie capacità. Un successo dal forte valore simbolico e di morale, che apre a un uso più offensivo dei Falcon nei cieli contesi del fronte.
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