Canberra ha reso noto il 23 luglio l’esito di un test condotto al poligono di Woomera nell’esercitazione Taipan Strike 2026: un missile navale Standard Missile-2 (SM-2) ha abbattuto un bersaglio da crociera lanciato da terra. La novità non è il missile, in servizio da decenni, ma l’architettura che lo impiega: un radar AESA australiano di CEA Technologies, un sistema di comando Aegis “virtualizzato” di Lockheed Martin e un lanciatore Derringer su rimorchio, tutti assemblati con materiale già in inventario. È la prima integrazione fra un sensore CEA e l’Aegis. L’obiettivo dichiarato è colmare in fretta il vuoto della difesa aerea a medio raggio senza i costi e le liste d’attesa dei Patriot, riusando missili e logica di comando già presenti sulle navi della Royal Australian Navy. L’urgenza ha una data: il 6 luglio la Cina ha condotto il primo test di missile balistico da sottomarino (SLBM) nel Pacifico, seguito da un’esercitazione congiunta con la Russia, alzando la tensione regionale. Il “modello australiano” del riuso contro la saturazione da droni e cruise parla anche all’Europa e all’Italia, alle prese con gli stessi nodi del riarmo rapido e con una crescente proiezione navale nell’Indo-Pacifico, dove Roma ha già inviato il gruppo portaerei Cavour.
Mobilità e trasporti: verso una tutela nazionale uniforme
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