Militari sempre più poveri, stipendi che rincorrono l’inflazione e aumenti che non riescono a recuperare quanto perso negli ultimi anni. È questo il quadro che emerge dall’analisi pubblicata da USAMi Aeronautica sul rapporto tra rinnovi contrattuali, costo della vita e potere d’acquisto del personale militare.
Tra il primo trimestre del 2021 e la prima metà del 2026, i salari reali in Italia hanno perso circa il 10% del loro potere d’acquisto. In termini concreti significa che, anche quando lo stipendio nominale cresce, con quella stessa busta paga oggi si riescono ad acquistare meno beni e servizi rispetto a pochi anni fa.
Per il personale militare il problema è ancora più evidente, perché i rinnovi arrivano dopo lunghe trattative e gli incrementi economici devono fare i conti con risorse prestabilite e compatibilità di bilancio. Il risultato è una rincorsa continua: i prezzi aumentano subito, gli stipendi arrivano dopo. E nel frattempo il potere d’acquisto si perde.
Su queste basi si fonda la critica di USAMi Aeronautica al Contratto 2025-2027, che l’organizzazione ha scelto di non sottoscrivere. Secondo USAMi, gli aumenti previsti non sono sufficienti a compensare l’inflazione accumulata e gli arretrati non possono restituire integralmente quanto perso negli anni precedenti.
Una posizione sostenuta anche con la manifestazione del 18 luglio a Roma, alla quale hanno partecipato oltre seimila militari. Una mobilitazione nata per chiedere maggiori risorse e per contestare un rinnovo considerato economicamente insufficiente.
La forbice che continua ad allargarsi
Uno dei punti più delicati riguarda la differenza tra il trattamento economico della dirigenza e quello del personale contrattualizzato.
Per i livelli dirigenziali sono previsti meccanismi automatici di adeguamento retributivo collegati agli indici ISTAT. Per Truppa, Graduati, Sergenti, Marescialli e parte degli Ufficiali, invece, gli aumenti passano attraverso la contrattazione triennale, le risorse disponibili e i tempi dei rinnovi.
Due sistemi differenti che, secondo USAMi, producono un effetto evidente: da una parte retribuzioni maggiormente protette dagli automatismi, dall’altra personale costretto a rincorrere il costo della vita contratto dopo contratto.
Il rischio è che la distanza continui ad aumentare e che proprio la parte più ampia e operativa delle Forze Armate continui a vedere svalutato il proprio lavoro in termini reali.
Lavori oggi, potresti essere pagato tra tre anni
A pesare sulle condizioni del personale c’è anche l’Articolo 7 del contratto, che consente di differire fino a 36 mesi il recupero o la liquidazione delle ore di lavoro straordinario.
Il militare svolge immediatamente il servizio, garantisce turni, operatività e continuità dei reparti, ma il riconoscimento di quelle ore può arrivare molto tempo dopo.
In un periodo caratterizzato dall’aumento del costo della vita, il problema è evidente: il lavoro viene svolto oggi, ma il suo valore economico può essere riconosciuto quando quei soldi valgono già meno.
È uno degli aspetti che USAMi ha maggiormente contestato e che ha contribuito alla decisione di non firmare il rinnovo.
Non bastano più le parole
Il punto centrale resta quindi uno: non si può continuare a parlare di specificità, sacrificio e professionalità del personale militare senza garantire stipendi capaci almeno di difendere il potere d’acquisto.
Quando l’inflazione cresce più rapidamente delle retribuzioni, il risultato è semplice: il militare diventa più povero pur continuando a svolgere lo stesso lavoro, con le stesse responsabilità e, spesso, con carichi operativi sempre maggiori.
USAMi Aeronautica continua quindi a chiedere interventi strutturali su retribuzioni, tutela dall’inflazione, previdenza dedicata, specificità militare e tempestività nel pagamento delle competenze, rivendicando la scelta di non aver sottoscritto un contratto ritenuto insufficiente.
Perché se il costo della vita aumenta e lo stipendio non tiene il passo, non c’è aumento nominale che tenga: il personale continua ad impoverirsi.
L’analisi completa, con tutti i dati e gli approfondimenti, è disponibile sul sito di USAMi Aeronautica








