La delegazione iraniana ha lasciato Doha dopo una nuova tornata di colloqui indiretti con gli Stati Uniti, mediati dal Qatar, mentre tra le parti circola una bozza di proposta per cercare di porre fine al conflitto. La notizia, emersa il 2 novembre 2026, non rappresenta necessariamente una rottura diplomatica.
Secondo un funzionario informato sulle trattative, citato dalle agenzie internazionali, i negoziatori hanno lasciato il Qatar domenica 1° novembre per ragioni che non sarebbero legate a difficoltà o al fallimento dei colloqui. Un ulteriore incontro rimane possibile, ma non risultano ancora annunciati una data né un accordo definitivo.
Il principale nodo negoziale riguarda lo Stretto di Hormuz, il blocco navale statunitense contro l’Iran e le condizioni richieste da Teheran per ripristinare la navigazione commerciale. Sullo sfondo resta il rischio di una ripresa delle operazioni militari, in un quadro di tensioni regionali ancora elevate.
Che cosa è successo ai colloqui di Doha
Il Qatar continua a svolgere un ruolo di mediazione tra Washington e Teheran, favorendo contatti indiretti tra i due governi nel tentativo di individuare le condizioni per una soluzione negoziata.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baghaei, ha confermato che il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi si era recato a Doha per agevolare lo scambio di messaggi attraverso gli intermediari qatarioti.
Lunedì 2 novembre, Baghaei ha ribadito che i contatti sono ancora in corso e che la proposta iraniana presentata a settembre resta la base del confronto. Secondo Teheran, la decisione sul prosieguo dipenderà ora dalla risposta americana.
Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha confermato la prosecuzione delle consultazioni, precisando tuttavia che le parti non hanno ancora raggiunto un risultato definitivo.
La bozza di accordo: dal piano in sette fasi alla proposta di 48 ore
Il riferimento principale dei negoziati è un piano elaborato dall’Iran nel settembre 2026, articolato in sette passaggi e accompagnato da una tabella di marcia inizialmente prevista nell’arco di circa una settimana.
Teheran ha successivamente proposto di abbreviare il calendario. Secondo le dichiarazioni di Araghchi e Baghaei, l’attuazione delle misure potrebbe essere concentrata in due giorni, purché gli Stati Uniti accettino le condizioni poste dall’Iran.
La nuova formulazione non significa che lo Stretto di Hormuz sarà automaticamente riaperto entro 48 ore. Il termine rappresenta una proposta condizionata a un’intesa e all’esecuzione di precisi impegni, non un calendario già concordato dalle parti.
La bozza menzionata da un funzionario informato sui colloqui non è stata diffusa pubblicamente in versione integrale. Non è quindi possibile attribuire al documento ulteriori clausole che non siano emerse dalle dichiarazioni ufficiali.
Le condizioni poste da Teheran a Washington
La posizione del governo iraniano rimane legata alla richiesta di rimuovere il blocco navale imposto dagli Stati Uniti sui porti iraniani. Secondo Baghaei, non può essere raggiunto un accordo definitivo senza il superamento delle restrizioni e il riconoscimento delle richieste presentate da Teheran.
Le dichiarazioni iraniane richiamano inoltre il ripristino delle deroghe alle restrizioni sulle vendite petrolifere, la rimozione di determinate sanzioni e lo sblocco di attività finanziarie iraniane all’estero.
Nell’intervista rilasciata ad Al Jazeera il 31 ottobre, Araghchi ha menzionato anche richieste relative alla presenza militare statunitense nella regione e alla disciplina delle rotte di navigazione attraverso lo Stretto.
Tali condizioni rappresentano le richieste negoziali dell’Iran. Non risulta che Washington le abbia integralmente accettate, né che le misure richieste siano già state attuate.
Il programma nucleare resta un nodo irrisolto
Uno dei principali elementi di divergenza riguarda il programma nucleare iraniano. Gli Stati Uniti intendono affrontare la questione nell’ambito di eventuali nuove trattative, mentre Teheran sostiene che il confronto su questo tema debba avvenire soltanto dopo l’attuazione e la verifica delle condizioni preliminari.
Il 2 novembre il portavoce Baghaei ha inoltre escluso, nelle dichiarazioni riportate dalle agenzie, la disponibilità iraniana a trasferire all’estero le scorte di uranio altamente arricchito.
Il mancato accordo sull’ordine degli impegni, sulle garanzie reciproche e sulle questioni nucleari contribuisce a mantenere incerto l’esito complessivo dei negoziati.
Perché lo Stretto di Hormuz è centrale per la sicurezza internazionale
Lo Stretto di Hormuz collega il Golfo Persico al Golfo di Oman e costituisce una delle rotte marittime più importanti per il trasporto internazionale di petrolio e gas.
Le restrizioni alla navigazione, le operazioni militari e gli attacchi contro il traffico mercantile hanno avuto ripercussioni sui commerci e sui mercati energetici, aumentando l’incertezza per le compagnie di navigazione e per i Paesi importatori.
Il 2 novembre le quotazioni petrolifere hanno registrato un calo, anche sulla scia delle aspettative di un possibile avanzamento diplomatico. La reazione dei mercati non indica, però, che sia stato raggiunto un accordo o che la navigazione sia tornata alla normalità.
Dal punto di vista militare e strategico, la sicurezza dello Stretto coinvolge la libertà di navigazione, la protezione delle unità commerciali e il rischio di incidenti o scontri tra forze presenti nella regione.
Cina e Russia chiedono una soluzione diplomatica
Anche Cina e Russia sono intervenute nel dibattito internazionale sulla crisi. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha sollecitato il ricorso a soluzioni politiche, richiamando la necessità di tutelare la sicurezza regionale e delle rotte energetiche.
Mosca ha espresso preoccupazione per le ipotesi di nuove azioni militari contro l’Iran, invitando a intensificare gli sforzi diplomatici.
Le iniziative dei due Paesi si aggiungono al lavoro di mediazione del Qatar e ai contatti che coinvolgono altri attori regionali, interessati a evitare un ulteriore allargamento del conflitto.
Cosa succede ora: si attende la risposta americana
La situazione resta in evoluzione. La delegazione iraniana ha concluso la propria permanenza a Doha, ma i mediatori possono continuare lo scambio di proposte e valutare un nuovo incontro.
La possibilità di raggiungere un’intesa dipende dalla compatibilità tra le richieste iraniane e le condizioni poste dagli Stati Uniti, oltre che dalla capacità delle parti di concordare una sequenza verificabile di impegni.
Per il momento, non risultano una firma, una data ufficiale per nuovi negoziati né una riapertura concordata dello Stretto di Hormuz. La proposta di 48 ore costituisce un’ipotesi negoziale che necessita ancora di un’accettazione da parte americana.
Approfondimenti
La situazione attuale nei negoziati tra Iran e USA sullo Stretto di Hormuz continua a evolversi, con entrambe le parti che cercano di trovare un terreno comune.
Il ruolo del Qatar e del Pakistan nei negoziati
Il Qatar e il Pakistan stanno svolgendo un ruolo cruciale come mediatori nei negoziati tra Iran e USA. Questi paesi facilitano il dialogo indiretto tra le due nazioni, cercando di mantenere aperti i canali di comunicazione e di promuovere una soluzione diplomatica. La loro partecipazione è fondamentale per garantire che le discussioni continuino in un clima di relativa stabilità, nonostante le tensioni persistenti.
Dettagli della proposta iraniana
La proposta iraniana, che è al centro dei negoziati, include un piano in sette punti che mira a risolvere le principali questioni in sospeso. Tra le condizioni chiave ci sono la fine del blocco statunitense ai porti iraniani e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Inoltre, l’Iran ha suggerito di accelerare il processo di riapertura dello Stretto a due giorni, a condizione che gli Stati Uniti accettino le condizioni proposte. Questo piano rappresenta un tentativo significativo di ridurre le tensioni e di ripristinare la stabilità nella regione.
Implicazioni per la sicurezza marittima
La riapertura dello Stretto di Hormuz è di fondamentale importanza per la sicurezza marittima globale, dato che una parte significativa del commercio mondiale di petrolio passa attraverso questo stretto. I negoziati tra Iran e USA, quindi, non solo influenzano le relazioni bilaterali, ma hanno anche implicazioni più ampie per l’economia globale e la sicurezza energetica. La comunità internazionale osserva con attenzione, sperando in una risoluzione pacifica che possa garantire la libera navigazione e la stabilità nella regione.







