Previdenza complementare del comparto: dopo la decisione del CEDS continua la mobilitazione sindacale e legale
La previdenza complementare per il personale delle Forze armate e delle forze di polizia a ordinamento militare torna al centro del dibattito dopo la decisione del Comitato europeo dei diritti sociali sul reclamo n. 213/2022.
Il procedimento, promosso dall’Associazione Sindacale Militari (ASSO.MIL.), ha contestato la mancata istituzione dei fondi pensione complementari previsti per il personale militare. Il CEDS ha riconosciuto la violazione degli obblighi derivanti dalla Carta sociale europea, con riferimento al diritto alla sicurezza sociale e al divieto di discriminazione.
Le date della decisione
Il nodo della previdenza complementare
La previdenza complementare costituisce il secondo pilastro del sistema pensionistico e dovrebbe affiancare la pensione obbligatoria.
Il meccanismo prevede generalmente il versamento di contributi da parte del lavoratore e dell’amministrazione. Le somme vengono poi investite dal fondo pensione e trasformate, al termine della carriera, in una rendita oppure in una prestazione in capitale secondo le regole previste.
Per il personale militare, l’assenza di un fondo di comparto rappresenta un problema particolarmente significativo. Con il passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo, infatti, l’importo della pensione dipende in misura maggiore dai contributi accumulati durante la vita lavorativa.
Cosa non ha potuto maturare il personale interessato
- la contribuzione a carico dell’amministrazione;
- l’accumulo di una posizione pensionistica integrativa;
- i rendimenti maturabili nel corso della carriera;
- i vantaggi fiscali previsti per i versamenti ai fondi pensione;
- un sistema negoziale costruito sulle caratteristiche del comparto.
La contestazione dell’ASSO.MIL.
Il reclamo europeo è stato presentato da ASSO.MIL. nel 2022 e registrato il 29 agosto 2022.
L’organizzazione ha sostenuto che l’Italia, non avendo attivato i fondi complementari per il personale militare, avrebbe creato una disparità rispetto agli altri dipendenti pubblici che hanno potuto aderire a forme pensionistiche negoziali.
Il reclamo è stato collegato all’articolo 12 della Carta sociale europea, relativo al diritto alla sicurezza sociale, e all’articolo E, che vieta le discriminazioni nell’esercizio dei diritti riconosciuti dalla Carta.
Consulta la scheda ufficiale del reclamo sul sito del Consiglio d’Europa
Il punto centrale della decisione
Il CEDS ha ritenuto che una situazione protrattasi per molti anni non possa essere giustificata semplicemente richiamando la complessità delle procedure normative o della concertazione.
Secondo la ricostruzione sostenuta dalle organizzazioni sindacali, l’assenza di un fondo ha lasciato il personale in divisa privo di uno strumento che avrebbe potuto attenuare la riduzione della pensione rispetto all’ultima retribuzione.
La platea degli interessati
È la stima generale dei lavoratori potenzialmente coinvolti nel comparto Difesa e Sicurezza. Non rappresenta però il numero automatico degli aventi diritto a un eventuale risarcimento.
La platea effettiva dipenderà dalle future norme e dalle decisioni dei tribunali. Potrebbero essere interessati, in particolare:
- il personale dell’Esercito italiano;
- il personale della Marina militare;
- il personale dell’Aeronautica militare;
- l’Arma dei carabinieri;
- la Guardia di finanza;
- le forze di polizia a ordinamento militare;
- altre categorie eventualmente comprese nella disciplina di attuazione.
La posizione di ciascun lavoratore dovrà comunque essere valutata individualmente, tenendo conto dell’età, dell’anzianità di servizio, della retribuzione, del regime pensionistico applicabile e degli anni mancanti al pensionamento.
In campo anche USAMI Aeronautica
Nella mobilitazione rientra anche USAMI Aeronautica, associazione professionale a carattere sindacale alla quale può aderire il personale dell’Aeronautica militare.
Visita il sito di USAMI Aeronautica
USAMI Aeronautica sostiene da tempo la necessità di attivare la previdenza complementare per il personale delle Forze armate. Nel 2024 l’organizzazione, insieme ad altre sigle sindacali militari, aveva chiesto al Governo l’apertura di un tavolo specifico per definire misure previdenziali adeguate e sostenibili.
Previdenza complementare: la richiesta di un tavolo dedicato
Dopo la pubblicazione della decisione del CEDS, USAMI Aeronautica ha sottolineato che il pronunciamento europeo conferma le ragioni della mobilitazione e dimostra la gravità della mancata attivazione dei fondi pensione complementari.
Leggi la posizione di USAMI Aeronautica dopo la decisione del CEDS
L’organizzazione ha inoltre promosso iniziative legali per tutelare i propri iscritti e salvaguardare la possibilità di chiedere il risarcimento dei danni collegati alla mancata attuazione della previdenza complementare.
Approfondisci l’iniziativa legale promossa da USAMI Aeronautica
Due fronti di mobilitazione
Il coinvolgimento di USAMI Aeronautica riguarda quindi sia il piano sindacale, con la richiesta di un tavolo istituzionale, sia il piano legale, attraverso iniziative rivolte alla tutela degli iscritti.
La decisione del CEDS non assegna automaticamente il risarcimento
La pronuncia del Comitato europeo rappresenta un passaggio importante, ma non è una sentenza nazionale immediatamente esecutiva.
Cosa non comporta automaticamente la decisione
- l’iscrizione immediata a un fondo pensione;
- il pagamento di contributi arretrati;
- il riconoscimento di una somma uguale per tutti;
- il risarcimento automatico del danno;
- la riapertura dei giudizi già definiti.
Un eventuale risarcimento dovrà essere richiesto davanti ai giudici italiani e dovrà essere dimostrato sulla base della posizione del singolo lavoratore. Anche le organizzazioni che promuovono i ricorsi evidenziano che la decisione europea non stabilisce direttamente l’importo del danno.
Il risarcimento potrebbe riguardare, a seconda delle richieste formulate e dell’interpretazione dei giudici, la perdita della contribuzione datoriale, i mancati rendimenti e la perdita della possibilità di costruire una posizione previdenziale complementare.
La posizione della giustizia amministrativa
Il tema è stato affrontato anche dalla giustizia amministrativa.
Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 10198 del 22 dicembre 2025, ha affermato che l’attuazione della previdenza complementare deve passare attraverso gli strumenti della contrattazione e della concertazione sindacale.
Il ruolo della contrattazione collettiva
L’orientamento ridimensiona la possibilità di iniziative individuali dirette a imporre all’amministrazione l’istituzione del fondo. Il ruolo principale viene riconosciuto agli organismi collettivi e alle organizzazioni sindacali rappresentative.
La decisione del CEDS potrebbe tuttavia incidere sui nuovi contenziosi, rafforzando le argomentazioni di chi sostiene che l’inerzia dello Stato abbia prodotto una violazione del diritto alla sicurezza sociale e una disparità di trattamento.
Consulta la documentazione della Giustizia amministrativa
Da non confondere con la Cassa di previdenza
Nel dibattito occorre distinguere la previdenza complementare dalla Cassa di previdenza delle Forze armate.
La Cassa comprende fondi destinati a specifiche categorie di ufficiali e sottufficiali e prevede prestazioni disciplinate dalla normativa di settore. Non coincide con il fondo pensione complementare destinato a integrare la pensione obbligatoria dell’intero personale interessato.
La previdenza complementare avrebbe una funzione diversa: raccogliere i contributi del dipendente e dell’amministrazione e costruire una prestazione aggiuntiva da utilizzare alla fine del servizio.
Una distinzione importante anche per l’Aeronautica
L’eventuale appartenenza a uno dei fondi della Cassa di previdenza non risolve il problema generale della mancata attivazione del fondo pensione complementare di comparto.
Approfondisci sul sito del Ministero della Difesa
Le richieste al Governo
Dopo la decisione del CEDS, le organizzazioni sindacali chiedono al Governo di aprire un confronto concreto per arrivare a una soluzione.
I principali punti da definire
- l’istituzione del fondo pensione del comparto;
- la misura della contribuzione dell’amministrazione;
- la quota a carico del lavoratore;
- le modalità di adesione;
- il trattamento del TFS e del TFR;
- la posizione del personale già in servizio;
- le regole per i nuovi assunti;
- eventuali misure compensative per il periodo precedente;
- la governance e la gestione finanziaria del fondo.
Il tema più complesso sarà quello del pregresso. La decisione europea ha riconosciuto la violazione, ma non stabilisce automaticamente che lo Stato debba versare tutti i contributi che avrebbero potuto essere accantonati negli anni passati.
Una fase decisiva
La previdenza complementare militare è quindi entrata in una fase decisiva.
Il reclamo ASSO.MIL. ha portato la questione davanti al Comitato europeo dei diritti sociali. USAMI Aeronautica, insieme alle altre organizzazioni impegnate nella mobilitazione, sta chiedendo che il riconoscimento europeo si traduca in un intervento concreto per il personale dell’Aeronautica e dell’intero comparto.
Ora spetterà al Governo avviare la concertazione e definire un modello operativo. Parallelamente, i giudici italiani saranno chiamati a stabilire se e in quale misura la mancata attivazione dei fondi abbia prodotto un danno risarcibile.
Per militari, carabinieri, finanzieri e appartenenti alle forze di polizia a ordinamento militare, la questione non riguarda soltanto una nuova voce contrattuale. In gioco c’è la possibilità di costruire una pensione futura più adeguata e di ridurre la distanza tra l’ultimo stipendio e il trattamento previdenziale maturato dopo una vita di servizio.








