Il nuovo D.Lgs. 96/2026, che recepisce la direttiva europea sulla trasparenza retributiva, introduce importanti novità per i lavoratori italiani. Contrariamente a quanto sostenuto da alcuni titoli, non sarà possibile conoscere gli stipendi dei singoli colleghi, ma sarà più semplice verificare eventuali disparità salariali.
La norma riconosce infatti il diritto di richiedere, anche tramite sindacati, i dati sui livelli retributivi medi dei dipendenti che svolgono lo stesso lavoro o mansioni equivalenti. Tali informazioni dovranno essere fornite dal datore di lavoro entro due mesi e saranno aggregate e anonimizzate, nel rispetto della privacy.
Se i dati risultano incompleti o poco chiari, il lavoratore potrà chiedere ulteriori chiarimenti. Questo meccanismo consente di individuare eventuali differenze retributive non giustificate, soprattutto in relazione al genere.
In presenza di un divario ingiustificato, il lavoratore potrà attivare strumenti di tutela, anche legali. La normativa, inoltre, rafforza la posizione del dipendente sul piano probatorio nei casi di discriminazione.
Dal 7 giugno 2027 scatteranno ulteriori obblighi per le aziende con almeno 150 dipendenti, che dovranno pubblicare report periodici sul gender pay gap, con dati dettagliati sulle differenze salariali.
Se il divario retributivo supera il 5% senza giustificazione, sarà obbligatoria una valutazione congiunta con i sindacati per individuare le cause e adottare misure correttive.
Si tratta quindi di un passo avanti verso una maggiore equità salariale, ma non di una rivoluzione immediata: i nuovi strumenti servono soprattutto a far emergere e correggere eventuali disparità.









