IN SINTESI Nuova escalation tra Stati Uniti e Iran 3 tanker colpiti 6 obiettivi rivendicati Hormuz +
Lo scontro tra Stati Uniti e Iran entra in una nuova fase nel Golfo. Sabato 5 settembre le forze statunitensi hanno colpito tre petroliere iraniane che Washington considera parte della rete petrolifera utilizzata per finanziare il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, dopo che i Pasdaran avevano lanciato missili balistici contro due unità della Marina americana.
La reazione iraniana è arrivata rapidamente. L'IRGC ha affermato di aver preso di mira sei imbarcazioni in diverse aree, mentre il giorno successivo esponenti iraniani hanno avvertito che eventuali nuovi attacchi americani riceveranno una risposta ancora “più dolorosa”.
Teheran ha alzato ulteriormente i toni. Le autorità iraniane hanno avvertito che, in caso di nuovi attacchi statunitensi, la risposta potrà essere più rapida, più dura e più dolorosa. Lo Stretto di Hormuz resta così al centro dello scontro militare ed economico.
Missili iraniani contro due navi da guerra americane
L'escalation è iniziata quando il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica ha lanciato missili balistici contro due unità della Marina statunitense impegnate nelle acque della regione.
Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti, gli obiettivi erano una portaerei e un cacciatorpediniere lanciamissili. Le due navi sarebbero riuscite a evitare gli attacchi e nessun militare americano sarebbe rimasto ferito.
Washington ha risposto scegliendo un obiettivo economicamente sensibile: le petroliere iraniane utilizzate, secondo gli Stati Uniti, all'interno della rete commerciale che sostiene finanziariamente i Pasdaran e i loro alleati regionali.
Una petroliera distrutta e altre due messe fuori uso
La distinzione è importante: le autorità statunitensi non parlano della distruzione completa di tutte e tre le petroliere. Downy e Stark 1 risultano permanentemente disabilitate, mentre la Kylo è stata completamente distrutta.
La risposta iraniana: sei imbarcazioni nel mirino
Dopo gli attacchi americani, la Marina dei Pasdaran ha annunciato nuove operazioni contro il traffico navale della regione. Secondo la versione iraniana, le forze dell'IRGC avrebbero attaccato tre petroliere che stavano attraversando quello che Teheran definisce un percorso non autorizzato nello Stretto di Hormuz.
I Pasdaran hanno inoltre sostenuto di aver colpito altri tre mezzi collegati agli Stati Uniti in aree differenti, portando a sei il numero complessivo degli obiettivi rivendicati.
Il dato deve essere letto come una rivendicazione dell'IRGC. Non tutti gli attacchi e gli eventuali danni dichiarati da Teheran risultano confermati da fonti indipendenti o dalle autorità statunitensi. È quindi più corretto parlare di sei obiettivi rivendicati come colpiti, e non di sei navi certamente distrutte o danneggiate.
Dalla rappresaglia alla minaccia di nuovi attacchi
Hormuz torna al centro della guerra
Il punto strategico resta lo Stretto di Hormuz, uno dei più importanti passaggi energetici del pianeta. Prima dell'attuale conflitto, attraverso questa rotta transitava circa un quinto del petrolio mondiale.
La guerra iniziata a fine febbraio e il successivo blocco statunitense delle esportazioni iraniane hanno profondamente ridotto i normali flussi commerciali. L'Iran continua a utilizzare lo Stretto come strumento di pressione, mentre Washington sostiene di voler garantire la libertà di navigazione e impedire a Teheran di finanziare le proprie capacità militari attraverso le esportazioni petrolifere.
L'escalation ha conseguenze potenzialmente globali. Il Brent ha chiuso venerdì a 96,28 dollari al barile, sui livelli più elevati dalla fine di luglio.
Ogni ulteriore attacco a tanker, porti o infrastrutture nello Stretto di Hormuz può alimentare nuovi timori sulla disponibilità di greggio e sulle rotte marittime, con possibili ripercussioni su prezzi dell'energia, trasporti e inflazione.
Kharg Island, il punto più sensibile
Uno degli attacchi americani è avvenuto al largo di Kharg Island, centro nevralgico dell'industria petrolifera iraniana. Prima della guerra, dall'isola transitava circa il 90% delle esportazioni di greggio del Paese.
Proprio per questo ogni operazione militare nella zona viene osservata con particolare attenzione. Colpire le infrastrutture o il traffico legato a Kharg significa esercitare pressione diretta sulle entrate petrolifere iraniane e, di conseguenza, sulla capacità economica di Teheran di sostenere il conflitto.
Cresce il rischio di una spirale difficile da fermare
Lo scambio del 5 e 6 settembre mostra come la contrapposizione stia assumendo una dimensione sempre più marittima. A un attacco iraniano contro mezzi militari statunitensi è seguita una rappresaglia contro le esportazioni petrolifere; Teheran ha poi risposto prendendo di mira altre navi e promettendo ulteriori azioni.
Il rischio è che ogni nuovo episodio determini una risposta di intensità superiore, aumentando le possibilità di errori di calcolo e di un'estensione dello scontro alle infrastrutture energetiche e alle rotte commerciali del Golfo.
Al 6 settembre non emerge alcun segnale concreto di de-escalation. Gli Stati Uniti hanno alzato il costo economico degli attacchi iraniani colpendo direttamente la flotta petrolifera legata ai Pasdaran; Teheran risponde minacciando rappresaglie ancora più severe. Lo Stretto di Hormuz resta così uno dei punti più pericolosi dell'intero confronto.










