Nuove e pesanti accuse negli Stati Uniti contro l’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro e sua moglie Cilia Flores. Giovedì 8 ottobre 2026, la Procura federale di New York ha presentato una nuova imputazione per cospirazione finalizzata alla tortura, sostenendo che i due abbiano contribuito a organizzare un sistema di repressione contro oppositori politici, militari e cittadini americani.
Le nuove contestazioni si aggiungono a quelle già formulate per narcoterrorismo, traffico di cocaina e reati legati alle armi. Maduro e Flores si trovano attualmente in custodia negli Stati Uniti, dopo essere stati catturati a Caracas durante un’operazione militare americana nel gennaio 2026.
Le accuse: torture per mantenere il potere
Secondo il Dipartimento di Giustizia americano, Maduro e Flores avrebbero partecipato per oltre vent’anni a un sistema di repressione basato su arresti arbitrari, violenze fisiche e psicologiche, intimidazioni e torture nei confronti di persone considerate una minaccia per il governo venezuelano.
La nuova documentazione giudiziaria descrive presunti episodi di pestaggi, scariche elettriche, soffocamento, violenze sessuali, isolamento prolungato e minacce contro i familiari dei detenuti.
Tra le vittime indicate nell’atto d’accusa figurano anche tre cittadini statunitensi, che sarebbero stati sottoposti a gravi maltrattamenti durante la detenzione in Venezuela.
Secondo i procuratori, Maduro avrebbe esercitato un ruolo diretto nel sistema repressivo, mentre Flores avrebbe contribuito alla sua organizzazione e all’attuazione di specifiche operazioni contro gli oppositori.
Le responsabilità descritte costituiscono al momento accuse della Procura e non fatti definitivamente accertati da una sentenza.
Il ruolo dei servizi segreti e delle forze di sicurezza
Gli investigatori americani sostengono che il sistema repressivo avrebbe coinvolto strutture militari, apparati di intelligence e forze di polizia venezuelane, impiegate per individuare, arrestare e intimidire gli oppositori.
Tra gli organismi citati nelle ricostruzioni giudiziarie compare anche la Direzione generale del controspionaggio militare venezuelano (DGCIM), accusata di aver svolto un ruolo importante nella persecuzione di persone ritenute ostili al governo.
Le accuse comprendono episodi risalenti almeno al 2013 e vicende successive, durante le quali alcuni detenuti sarebbero stati torturati perché sospettati di partecipare a complotti contro Maduro.
Maduro e Flores detenuti negli Stati Uniti
L’ex presidente venezuelano e la moglie sono stati catturati il 3 gennaio 2026 durante un’operazione delle forze americane a Caracas e successivamente trasferiti a New York.
Da allora si trovano detenuti nel centro federale di Brooklyn, in attesa del processo. Entrambi si sono dichiarati non colpevoli rispetto alle precedenti accuse, mentre dovranno ancora rispondere formalmente delle nuove contestazioni.
Nel frattempo, un giudice federale ha respinto la richiesta di scarcerazione presentata dalla difesa di Cilia Flores per motivi di salute, ritenendo non sufficienti le garanzie offerte e considerando il rischio di fuga.
Cosa rischiano e quando inizierà il processo
La nuova imputazione per cospirazione finalizzata alla tortura prevede una pena massima di 20 anni di carcere. A questa si aggiungono le altre contestazioni già presenti nel procedimento, alcune delle quali possono comportare condanne molto più elevate, fino all’ergastolo.
Il processo è attualmente programmato per il 1° giugno 2027, salvo eventuali modifiche del calendario giudiziario.
La nuova iniziativa della giustizia americana amplia quindi il procedimento contro Maduro e Flores, portando al centro dell’inchiesta anche le presunte violazioni dei diritti umani commesse durante gli anni al potere.
Resta fondamentale distinguere le contestazioni degli investigatori dalle responsabilità penali che dovranno essere dimostrate in tribunale, nel rispetto del principio della presunzione di innocenza.
Per approfondire le nuove imputazioni, consultare il comunicato della Procura federale americana e leggere la ricostruzione giornalistica degli sviluppi giudiziari.









