Roma, 3 dicembre 2025 – (Pubblichiamo un estratto del seguente articolo da leggere nella sua completezza collegandosi al link indicato a fine paragrafo) – Una delle misure inserire in manovra che fa sicuramente discutere riguarda il TFS, a conti fatti, sarà ancora più tassato e se chiesto in anticipo con alti interessi.
Il Tfs dei dipendenti pubblici, tra manovra, tasse in più da pagare e i tassi di interesse sugli anticipi bancari, sempre salatissimi, è tornato al centro dell’attenzione. L’anticipo di tre mesi dei tempi di erogazione della prima rata, che per effetto della legge di Bilancio in discussione passerebbero nel 2027 da 12 a 3 mesi, non solo non cambierebbe nulla in termini di attesa, visto che dal 2028 l’età pensionabile salirà proprio di 3 mesi, ma comporterebbe anche una perdita, stimata sui 750 euro, a causa del mancato riconoscimento della detassazione dell’1,5% sulle indennità fino a 50mila euro corrisposte a dodici mesi di distanza dalla cessazione del rapporto di lavoro. In tutto questo i tassi di interesse applicati dalle banche sull’anticipo del Tfs agli statali restano stabilmente sopra al 3% anche a novembre. Il rendistato generale, l’indice sulla base del quale le banche stabiliscono gli interessi da far pagare ai dipendenti pubblici che chiedono l’anticipo del Trattamento di fine servizio, secondo l’ultimo bollettino di Bankitalia, appena pubblicato, a novembre si attesta al 2,9%. Un valore in linea con quello di ottobre.
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