Il rapporto descrive una rapida escalation dopo gli attacchi congiunti di Israele e Stati Uniti contro l’Iran del 28 febbraio 2026, che hanno aperto una nuova fase di conflitto ibrido tra operazioni militari e offensiva digitale. Oltre ai bombardamenti su obiettivi strategici iraniani, si segnala un massiccio attacco informatico che avrebbe contribuito a un quasi totale blackout di internet in Iran, con disservizi su apparati governativi, media e settori sensibili. In risposta, Teheran avrebbe intensificato l’uso di missili, droni e attività cyber, mentre l’allerta si è estesa anche ai Paesi del Golfo. Il documento registra oltre 150 incidenti riconducibili ad ambienti hacktivisti, con possibili effetti a catena su energia, finanza, IT e infrastrutture critiche. Secondo l’analisi, la minaccia non riguarda solo l’area mediorientale ma coinvolge anche Europa, India, Giappone e Corea del Sud, esposti a spionaggio, attacchi DDoS, ransomware e campagne di disinformazione. Il conflitto sta inoltre generando ripercussioni sulle rotte commerciali e sui flussi energetici, con aumenti di costi assicurativi e ritardi nelle spedizioni. Il report invita governi e aziende a rafforzare subito le misure di difesa digitale, dal reset credenziali all’adozione di controlli avanzati di monitoraggio e risposta.
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