Un trattamento odontoiatrico eseguito male non comporta solo disagi per il paziente: in alcuni casi può portare anche alla restituzione delle somme pagate e al risarcimento dei danni. Lo ricorda una recente decisione del Tribunale di Bologna, che ha fatto chiarezza sui limiti e sulle condizioni per ottenere tutela.
Nel caso esaminato, un paziente aveva contestato la qualità di protesi dentarie ritenute difettose, lamentando problemi funzionali ed estetici. La consulenza tecnica ha evidenziato gravi errori nell’esecuzione del lavoro, tali da rendere necessaria la rimozione e la sostituzione delle protesi. Il giudice ha quindi riconosciuto la restituzione dell’acconto versato, pari a 14 mila euro, insieme ad alcune spese sostenute per accertare l’errore e per eliminare gli effetti del trattamento sbagliato. È stato inoltre riconosciuto un danno biologico temporaneo, ma non quello permanente, perché la situazione clinica risultava reversibile.
Non tutte le richieste del paziente sono state accolte. Il Tribunale ha infatti precisato che il danno morale non può essere riconosciuto in modo automatico, ma deve essere provato con elementi concreti. Anche le spese per le future cure non sono state poste integralmente a carico della struttura. La decisione conferma un principio importante: il paziente può ottenere rimborso e risarcimento, ma solo se riesce a dimostrare l’errore del dentista, il danno subito e il legame diretto tra i due. In materia sanitaria, infatti, non basta un risultato insoddisfacente per avere automaticamente diritto a un indennizzo.









