Il Tribunale di Torino ha condannato il Ministero della Difesa a risarcire i familiari di un ex militare della Marina. L’uomo era morto di mesotelioma pleurico, un tumore aggressivo collegato all’esposizione alle fibre di amianto durante il servizio.
Secondo la ricostruzione dei giudici, il marinaio torinese prestò servizio tra il 1971 e il 1973 come motorista e meccanico navale. In quel periodo lavorò a stretto contatto con rivestimenti, tubazioni e materiali che contenevano amianto, senza protezioni adeguate.
La vicenda e le navi della Marina
Tra i luoghi di imbarco figura anche la nave scuola Amerigo Vespucci, dove l’uomo rimase per alcuni mesi del 1972. La sua attività toccò inoltre strutture dell’Arsenale della Marina di Taranto e la scuola della Maddalena. La malattia arrivò molti anni dopo: la diagnosi di mesotelioma risale al 2009, mentre il decesso avvenne nel 2011, a 60 anni. A promuovere la causa civile sono state le eredi, moglie e figlia, assistite dall’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA), l’associazione a tutela delle vittime dell’amianto rappresentata dall’avvocato Ezio Bonanni.
La decisione del Tribunale
I giudici hanno riconosciuto il nesso tra l’esposizione all’amianto e la malattia mortale, disponendo un risarcimento a favore dei familiari, oltre agli interessi di legge. Il Ministero si era difeso sostenendo che negli anni Settanta la pericolosità dell’amianto non fosse pienamente nota. Il Tribunale ha respinto questa tesi, ritenendo che i rischi fossero già ampiamente conosciuti all’epoca dei fatti. Si tratta di una pronuncia di primo grado del giudice civile ordinario: contro decisioni di questo tipo l’amministrazione può in genere proporre appello, per cui l’esito non è ancora necessariamente definitivo.
Il contesto amianto nelle Forze Armate
La vicenda si inserisce in un lungo contenzioso che riguarda migliaia di lavoratori e militari italiani. L’amianto è stato usato per decenni su navi, sottomarini e mezzi, per la sua resistenza al calore. Le fibre inalate possono provocare malattie gravi anche a distanza di trenta o quarant’anni. Per questo molte cause arrivano oggi, quando i lavoratori esposti negli anni Settanta sviluppano patologie tumorali. Le associazioni delle vittime chiedono da tempo bonifiche complete e procedure di indennizzo più rapide per famiglie e superstiti.








