Nel 2025 il disavanzo delle amministrazioni pubbliche si attesta al 3,1% del PIL, in calo rispetto al 3,4% registrato nel 2024 ma ancora al di sopra del parametro del 3% fissato dai trattati europei. La crescita reale si ferma allo 0,5% dopo il +0,7% dell’anno precedente. Per il 2026 la Banca d’Italia indica un PIL a +0,6% con un rafforzamento previsto nel biennio successivo; l’Istat colloca invece la stima 2026 a +0,8%. La pressione fiscale sale al 43,1%, in aumento rispetto al 42,4% del 2024. L’inflazione al consumo è stimata all’1,4% nel 2026. Sul piano politico, le opposizioni contestano la stagnazione e l’elevato carico fiscale, mentre la Cgil segnala la perdita di potere d’acquisto di salari e pensioni. Bankitalia e Corte dei Conti hanno espresso rilievi sulle misure della manovra 2026 relative al taglio dell’Irpef e alla rottamazione delle cartelle, evidenziando rischi per debito e conti pubblici. Il ministro dell’Economia Giorgetti ha definito i dati come provvisori e ha indicato come priorità la crescita, gli investimenti e una ricomposizione del prelievo a favore del lavoro. La valutazione europea è attesa con il pacchetto di primavera del 3 giugno.
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