L’Italia ha compiuto un passo decisivo verso il rinnovamento della propria flotta di superficie. All’inizio del 2026 la Difesa ha formalmente aperto la procedura per l’acquisizione di due cacciatorpediniere di nuova generazione destinati alla difesa aerea, identificati con la sigla DDX. L’iniziativa, anticipata da un avviso di preinformazione pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il 5 gennaio 2026, prevede l’avvio formale della procedura negoziata il 18 febbraio 2026. Un programma studiato fin dal 2020 che entra così nella fase operativa.Il valore complessivo dell’operazione è stimato in circa 2,7 miliardi di euro (IVA esclusa), pari a oltre 3 miliardi di dollari. La costruzione sarà affidata a Orizzonte Sistemi Navali, la joint venture tra Fincantieri e Leonardo, che svilupperà le due unità partendo dall’evoluzione del progetto FREMM (FREMM Evolution). I due DDX sono destinati a sostituire i cacciatorpediniere della classe Durand de la Penne, entrati in servizio nei primi anni Novanta. Le nuove navi, con una lunghezza di circa 175 metri e una larghezza di 24 metri, avranno un equipaggio superiore alle 300 persone e supereranno i 30 nodi grazie a una propulsione integrata di tipo CODOGAL.Al centro delle capacità operative vi è la difesa aerea di flotta. L’armamento comprenderà sei moduli di lancio verticale a otto celle, per un totale di 48 missili antiaerei Aster, affiancati da una capacità di attacco terrestre e antinave affidata a sistemi come i missili SCALP navalizzati e i Teseo Mk2/Evolved. Radar e sistema di combattimento saranno forniti da Leonardo, mentre a poppa troveranno posto un ponte di volo e un hangar per due elicotteri EH101 o SH90.Il programma rafforza il ruolo dell’Italia nella difesa aerea navale integrata in ambito NATO e conferma la strategia di modernizzazione della componente d’altura della Marina Militare, in un contesto internazionale segnato da crescenti tensioni marittime.
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