Il Fondo sovrano russo dispone di circa 48 miliardi di dollari di liquidità, un margine che negli ultimi mesi si era assottigliato.
A riempirlo è stato il balzo del greggio, spinto dalle tensioni in Medio Oriente e dalle incertezze sullo Stretto di Hormuz.
Prezzi oltre la soglia di bilancio hanno riattivato il meccanismo fiscale: da maggio il Tesoro tornerà ad acquistare valuta estera, soprattutto yuan, ormai centrale dopo le sanzioni occidentali. L’operazione ha anche un obiettivo interno: contenere l’apprezzamento del rublo, che riduce i ricavi energetici convertiti in moneta nazionale.
La banca centrale osserva con cautela, temendo pressioni sulla liquidità in yuan nel sistema bancario. Solo poche settimane fa, il calo degli introiti da petrolio e gas aveva allargato il deficit ben oltre le previsioni annuali. Ora il rimbalzo appare solido, ma basta un’intesa tra Washington e Teheran per rimettere tutto in discussione.
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