Un importante riferimento scientifico sul rapporto tra vessazioni nell’ambiente militare e sintomi depressivi è lo studio di JaeYop Kim, JoonBeom Kim e SooKyung Park, pubblicato nel 2019 sul Journal of Affective Disorders: “Military hazing and suicidal ideation among active duty military personnel: Serial mediation effects of anger and depressive symptoms”.
Gli autori hanno studiato 944 militari in servizio attivo delle Forze Armate sudcoreane. Il 17,6% dei partecipanti ha riferito di essere stato vittima di military hazing e, tra questi, il 18,7% ha riferito ideazione suicidaria successiva all’ingresso nelle Forze Armate.
Lo studio ha evidenziato un’associazione tra hazing, rabbia, sintomi depressivi e ideazione suicidaria. In particolare, gli autori hanno individuato un modello di mediazione seriale:
hazing → rabbia → sintomi depressivi → ideazione suicidaria.
Secondo gli autori, la struttura gerarchica e disciplinare dell’organizzazione militare può contribuire a rendere difficile l’espressione della rabbia provocata dalle vessazioni, favorendo un processo nel quale essa può associarsi a sintomi depressivi e, successivamente, all’ideazione suicidaria. In Italia la sospensione della leva obbligatoria ha modificato profondamente il tradizionale fenomeno del “nonnismo”. Non sarebbe quindi corretto trasferire automaticamente alla realtà attuale italiana dinamiche proprie dell’esercito di leva. Se personale proveniente dai corsi dell’anno precedente, appena terminato il proprio percorso formativo, venisse impiegato come istruttore/inquadratore senza una specifica preparazione alla funzione educativa, occorrerebbe chiedersi se abbia avuto il tempo e gli strumenti necessari per elaborare le esperienze, le frustrazioni e l’eventuale rabbia maturate durante il corso. Il rischio, che meriterebbe di essere studiato scientificamente, è che una persona ancora fortemente condizionata dalle dinamiche vissute nel proprio percorso formativo possa trasferirle, anche inconsapevolmente, alle nuove leve.
In questo senso, il modello proposto da Kim e colleghi — hazing → rabbia → sintomi depressivi → ideazione suicidaria — pone una questione che non dovrebbe essere ignorata: cosa accade quando chi ha appena subito o vissuto determinate dinamiche viene rapidamente collocato nella posizione di chi deve formare e inquadrare altri militari? Non significa che chi ha appena concluso un corso sia necessariamente un autore di hazing. Significa che le dinamiche organizzative possono essere riprodotte e trasmesse se non vengono adeguatamente riconosciute e contrastate. Il rischio, in questo caso, sarebbe quello di aver messo il nonnismo alla porta per poi farlo rientrare dalla finestra, attraverso ruoli e modalità formalmente diversi.
Lo studio di Kim e colleghi non riguarda l’Italia e non dimostra che il fenomeno sia oggi presente nelle nostre Forze Armate. Proprio per questo dovrebbe rappresentare uno stimolo alla ricerca.
In Italia sarebbe necessario studiare sistematicamente il rapporto tra modalità di addestramento, abuso gerarchico e sintomi depressivi.
La prevenzione non può limitarsi a intervenire quando compare la crisi. Deve anche interrogarsi su ciò che accade durante la formazione, sulle relazioni gerarchiche e sulle modalità con cui il potere viene esercitato.
Se vogliamo davvero prevenire i suicidi in divisa, dobbiamo avere il coraggio di studiare anche ciò che accade prima.
Riferimento scientifico
Kim, J. Y., Kim, J. B., & Park, S. K. (2019). Military hazing and suicidal ideation among active duty military personnel: Serial mediation effects of anger and depressive symptoms. Journal of Affective Disorders, 256, 79–85. DOI: 10.1016/j.jad.2019.05.060.
Articolo scritto da: Osservatorio Suicidi in Divisa

Implicazioni del Nonnismo e Sintomi Depressivi nella Formazione Militare
Il fenomeno del nonnismo e sintomi depressivi non è solo una questione di dinamiche interpersonali, ma coinvolge anche aspetti strutturali e organizzativi delle istituzioni militari. La formazione dei nuovi militari è un momento cruciale in cui le dinamiche di potere e le relazioni gerarchiche possono influenzare profondamente il benessere psicologico dei partecipanti. È essenziale che le istituzioni militari adottino misure preventive per riconoscere e affrontare i sintomi depressivi, evitando che il nonnismo diventi una pratica tollerata o ignorata.
Strategie di Prevenzione e Intervento
Per affrontare efficacemente il problema del nonnismo e sintomi depressivi, è fondamentale implementare strategie di prevenzione che vadano oltre la semplice reazione alle crisi. Le istituzioni militari dovrebbero investire in programmi di formazione che includano la gestione delle emozioni e la risoluzione dei conflitti. Inoltre, la terapia cognitivo-comportamentale potrebbe essere un’opzione valida per supportare i militari che mostrano segni di depressione, contribuendo a ridurre il rischio di ideazione suicidaria.
Importanza della Ricerca Continua
La ricerca continua sul rapporto tra nonnismo e sintomi depressivi è cruciale per sviluppare interventi efficaci. Studi sistematici possono fornire dati preziosi per comprendere meglio come le dinamiche di potere e le relazioni gerarchiche influenzano la salute mentale dei militari. In questo contesto, è importante che le istituzioni militari collaborino con ricercatori e professionisti della salute mentale per creare ambienti di formazione più sicuri e supportivi.