Ieri 18 luglio 2026, ha visto scendere in piazza per la prima volta insieme Carabinieri, Guardia di Finanza, Aeronautica, Esercito e Marina. Un segnale forte, chiaro, impossibile da ignorare.
Sotto lo slogan “Ogni giorno serviamo l’Italia. Oggi chiediamo rispetto”, migliaia di militari hanno dato voce a un malessere che da tempo cresce nel comparto.
I partecipanti sono stati circa seimila, a conferma di una mobilitazione ampia e compatta.
La manifestazione, partita alle 16 da Piazza della Repubblica, è stata promossa da: SINAFI, NSC, USAMI Aeronautica, ITAMIL e SILMM.
Il messaggio arrivato dalla piazza è semplice: chi serve lo Stato chiede di essere ascoltato.
Il contratto firmato il 15 luglio a Palazzo Vidoni, relativo al triennio 2025-2027, non basta a colmare la distanza tra promesse e realtà.
L’aumento medio di circa 189 euro lordi al mese (la media di 90 euro nett) viene giudicato insufficiente da chi ogni giorno affronta turni, responsabilità e sacrifici.
Per le sigle non firmatarie, quella intesa non rappresenta una svolta ma un’occasione mancata.
Le richieste portate in strada parlano di vita reale: stipendi, pensioni, previdenza dedicata, organici, condizioni di lavoro e riconoscimento delle professionalità.
Dietro ogni rivendicazione c’è un bisogno concreto di dignità, equilibrio e tutela.
Non a caso, tra gli slogan più ripetuti sono emersi “dignità” e “rispetto”, parole semplici ma potentissime.
Gli organizzatori hanno ribadito che si trattava di una protesta apartitica e non di uno sciopero, ma di una manifestazione pubblica pienamente legittima. A rafforzare il clima di unità è arrivata anche la solidarietà del SIAP, attraverso il segretario generale Giuseppe Tiani.
Il segnale finale è netto: il comparto sicurezza e difesa non chiede privilegi, chiede ascolto, coerenza e rispetto.









