IN SINTESI
Cosa è successo nello Stretto
2 superpetroliere
4 milioni di barili
Brent oltre $92
Nuova escalation nello Stretto di Hormuz. Due superpetroliere che trasportavano complessivamente circa 4 milioni di barili di greggio saudita sono state colpite da proiettili di origine sconosciuta a pochi minuti di distanza mentre lasciavano lo Stretto. Gli equipaggi risultano al sicuro, ma gli episodi hanno immediatamente aumentato l'allarme sulla sicurezza delle rotte energetiche del Golfo.
Due petroliere colpite nello Stretto di Hormuz
Gli incidenti sono avvenuti nella tarda serata di lunedì 31 agosto 2026, mentre le due navi stavano attraversando in uscita il corridoio marittimo dello Stretto di Hormuz.
Secondo le informazioni raccolte dalle società di intelligence e tracciamento marittimo, gli episodi si sono verificati a pochi minuti l'uno dall'altro nelle acque al largo della penisola di Musandam, nei pressi di Khasab, in Oman.
La quasi contemporaneità degli eventi viene considerata un nuovo elemento di forte preoccupazione per la sicurezza della navigazione commerciale nell'area.
VLCC colpita da proiettili di origine sconosciuta a circa 16,6 miglia nautiche a nord-est di Khasab. Trasportava circa 2 milioni di barili di greggio saudita.
Superpetroliera colpita pochi minuti dopo da tre proiettili non identificati a circa 17 miglia nautiche a est di Khasab. Anche questa nave trasportava circa 2 milioni di barili.
Sidr e Senegal Prosperity: gli equipaggi sono al sicuro
La Sidr, battente bandiera saudita, è stata raggiunta intorno alle 19:52 UTC. Poco dopo è stato segnalato il secondo episodio contro la Senegal Prosperity, battente bandiera liberiana.
Nel secondo caso sono stati segnalati tre proiettili. Anche l'agenzia britannica UK Maritime Trade Operations ha comunicato un incidente nella stessa area, riferendo di una petroliera colpita tre volte mentre navigava in uscita dallo Stretto.
Non risultano vittime tra gli equipaggi. Le prime informazioni non indicano conseguenze ambientali significative collegate all'episodio segnalato dalle autorità marittime britanniche.
Quattro milioni di barili di petrolio saudita a bordo
Entrambe le superpetroliere avevano caricato nella settimana precedente circa 2 milioni di barili di greggio ciascuna presso il terminal saudita di Juaymah.
La Saudi Aramco aveva ripreso ad agosto le operazioni di carico e vendita di petrolio proveniente dagli impianti situati all'interno dello Stretto, nonostante il quadro di sicurezza estremamente delicato.
I nuovi episodi dimostrano quanto resti vulnerabile la rotta. Lo Stretto di Hormuz è infatti uno dei passaggi marittimi strategicamente più importanti al mondo e, prima dell'attuale crisi, attraverso questo tratto di mare transitava circa un quinto dell'offerta petrolifera globale.
Petrolio oltre 92 dollari dopo le nuove tensioni USA-Iran
Nella giornata del 1° settembre il Brent è salito di oltre il 2%, raggiungendo circa 92,66 dollari al barile, mentre il WTI statunitense si è portato oltre gli 88 dollari. A pesare sono sia gli incidenti alle petroliere sia la ripresa degli scontri diretti tra Washington e Teheran.
L'aumento del petrolio arriva infatti in una fase di nuova tensione militare. Gli Stati Uniti hanno condotto un attacco contro installazioni iraniane sull'isola di Larak, nello Stretto, e l'Iran ha risposto con lanci contro basi statunitensi in Giordania.
Si è trattato del primo nuovo scambio diretto di attacchi dalla fine di luglio. Il presidente statunitense Donald Trump ha inoltre minacciato ulteriori azioni contro Teheran, alimentando il timore di nuove interruzioni delle forniture energetiche.
Hormuz resta il punto più delicato della crisi
Negli ultimi mesi la circolazione delle navi commerciali nello Stretto è stata fortemente condizionata dalla contrapposizione tra Iran e Stati Uniti, con entrambi i Paesi impegnati a esercitare il proprio controllo sulla rotta.
Gli sforzi diplomatici condotti soprattutto da Qatar e Oman per raggiungere un accordo che consenta di normalizzare il traffico marittimo non hanno finora prodotto una soluzione definitiva.
La sicurezza delle petroliere è quindi diventata uno dei fattori centrali non soltanto del confronto militare, ma anche della stabilità dei mercati energetici internazionali.
La sequenza degli ultimi eventi
Cosa succede adesso
Il punto centrale resta l'identificazione dell'origine dei proiettili e l'eventuale accertamento delle responsabilità. Fino a quel momento è necessario mantenere distinta la certezza degli incidenti dalle ipotesi su chi li abbia provocati.
Nel frattempo, compagnie di navigazione, operatori energetici e governi continueranno a valutare il rischio del transito nello Stretto di Hormuz. Qualsiasi ulteriore attacco alle navi commerciali potrebbe avere conseguenze immediate sulla disponibilità di greggio, sui costi assicurativi e sui prezzi internazionali dell'energia.









