Per chi lavora nel soccorso pubblico, le regole su ruoli, inquadramenti e avanzamenti sono destinate a cambiare. Il Consiglio dei Ministri riunito a Palazzo Chigi il 23 luglio 2026, nella seduta numero 182, ha avviato l’iter di una riforma dell’ordinamento del personale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco.
Che cosa ha deciso il Governo
Il provvedimento è un decreto legislativo, cioè un atto con forza di legge che il Governo adotta sulla base di una delega ricevuta dal Parlamento. In questa fase il testo è stato approvato in “esame preliminare”: significa che l’Esecutivo ne ha condiviso l’impianto, ma il decreto non è ancora definitivo né in vigore. Prima del via libera finale seguiranno i passaggi previsti, come i pareri delle commissioni parlamentari competenti.
Che cosa punta a cambiare
La riforma riguarda l’organizzazione del personale e le progressioni di carriera. In pratica, tocca il modo in cui il personale operativo e tecnico avanza nei ruoli, con l’obiettivo dichiarato di aggiornare un ordinamento su cui negli anni il comparto ha più volte chiesto interventi. I dettagli — nuove figure, criteri di avanzamento, tempistiche — saranno definiti nel testo che passerà alla fase successiva.
Le modifiche all’ordinamento incidono direttamente sulla vita professionale di chi opera nel Corpo: sbocciano o promuovono percorsi di crescita, ridisegnano competenze e responsabilità. Per questo l’avvio dell’iter è seguito con attenzione dalle organizzazioni sindacali del settore, che potranno intervenire nel confronto sui contenuti.
Nella stessa seduta l’Esecutivo ha esaminato in via preliminare anche un decreto sul lavoro tramite piattaforme digitali e ha approvato il contratto collettivo del comparto delle Funzioni centrali per il triennio 2025-2027. Il prossimo passaggio per la riforma dei Vigili del Fuoco sarà la trasmissione del testo per i pareri prescritti.






