Il 20 luglio è una di quelle date in cui la storia sembra concentrarsi. Nel 1969, cinquantasette anni fa, il modulo lunare Eagle dell’Apollo 11 si posava sul Mare della Tranquillità, e poche ore dopo Neil Armstrong scendeva sulla superficie con le parole rimaste scolpite nella memoria collettiva: «un piccolo passo per un uomo, un grande balzo per l’umanità». Fu il coronamento della corsa allo spazio e la prova che nessun confine era più davvero invalicabile. Curiosità che oggi fa sorridere: il computer di bordo aveva meno potenza di calcolo di una comune calcolatrice tascabile, e durante la discesa lanciò più volte l’allarme «1202» per sovraccarico. Armstrong, con freddezza, portò a terra il modulo manualmente, a pochi secondi dall’esaurimento del carburante. Venticinque anni prima, nel 1944, la stessa data era stata teatro di un gesto disperato e coraggioso: il colonnello Claus von Stauffenberg piazzava una bomba nel quartier generale di Hitler, l’Operazione Valchiria. Il Führer sopravvisse per pochi metri di distanza, protetto dalla gamba di un tavolo che deviò l’onda d’urto. L’attentato fallì e la repressione fu feroce, ma resta uno degli episodi simbolo della resistenza interna al nazismo. Due volti opposti dello stesso giorno: la fiducia dell’uomo nel futuro e il rifiuto morale della barbarie.
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