IN SINTESI
Cosa fare se la visita arriva troppo tardi
Tempi obbligatori
Percorso di tutela
Solo ticket se dovuto
Una visita neurologica prescritta entro dieci giorni ma disponibile dopo tre mesi. Una risonanza da eseguire entro sessanta giorni fissata l'anno successivo. In situazioni come queste il cittadino non è obbligato a scegliere tra aspettare oppure pagare di tasca propria una visita privata: se il Servizio sanitario non riesce a rispettare i tempi della prescrizione deve attivare un percorso alternativo per garantire la prestazione.
Quando scatta il diritto al percorso di tutela
Il punto di partenza è la ricetta del Servizio sanitario nazionale. Per le prestazioni specialistiche ambulatoriali di primo accesso il medico deve indicare la classe di priorità, che stabilisce entro quanto tempo la visita o l'esame deve essere eseguito.
Le classi previste dal Piano nazionale di governo delle liste di attesa sono quattro: U, B, D e P. Per una prestazione urgente il limite è di 72 ore; per la classe breve di 10 giorni; per la differibile sono previsti 30 giorni per le visite specialistiche e 60 per gli accertamenti diagnostici; per la programmata il limite è di 120 giorni.
Se il sistema di prenotazione non riesce a offrire una soluzione compatibile con questi tempi, entra in gioco il cosiddetto percorso di tutela.
Il riferimento non è quanto il paziente considera personalmente “troppo lungo”, ma il tempo massimo associato alla classe di priorità riportata sulla prescrizione. È quindi fondamentale controllare la lettera U, B, D o P indicata sulla ricetta.
Cosa deve fare il paziente
Il principio del nuovo sistema è semplice: se il CUP non riesce a trovare una prestazione nei tempi previsti, non dovrebbe essere il cittadino a telefonare continuamente o cercare da solo un'alternativa.
Quale alternativa può offrire la ASL
Quanto paga il cittadino
Quando intramoenia o privato accreditato vengono utilizzati nell'ambito del percorso di tutela per il mancato rispetto dei tempi di attesa, il cittadino è tenuto a corrispondere soltanto il normale ticket, se previsto.
Chi ha diritto all'esenzione mantiene naturalmente il proprio regime di esenzione. La differenza rispetto al costo della prestazione viene sostenuta dal sistema sanitario secondo le modalità organizzative previste.
È questo il passaggio che spesso crea confusione. Una normale visita intramoenia scelta liberamente dal paziente è una prestazione libero-professionale e prevede il pagamento della relativa tariffa. Diverso è il caso dell'intramoenia utilizzata dall'Azienda sanitaria per garantire una prestazione che il SSN non riesce a erogare nei tempi.
Non puoi scegliere un qualsiasi medico privato
- il rispetto della classe di priorità;
- l'attivazione del percorso di tutela;
- una sede alternativa compatibile;
- privato accreditato o intramoenia quando necessario;
- il pagamento del solo ticket, se dovuto.
- prenotare liberamente da qualsiasi privato;
- pagare la visita e chiedere automaticamente il rimborso;
- scegliere necessariamente uno specifico medico;
- ottenere qualsiasi prestazione privata gratuitamente;
- ignorare le procedure previste dalla propria Regione.
La ricetta deve essere compilata correttamente
Per poter applicare correttamente i tempi massimi, la prescrizione specialistica deve contenere alcune informazioni fondamentali.
Attenzione: vale soprattutto per i primi accessi
I tempi U, B, D e P riguardano le prestazioni ambulatoriali di primo accesso, cioè la prima visita o il primo accertamento richiesto per un determinato problema clinico.
I controlli successivi seguono invece il percorso di presa in carico del paziente e devono essere programmati secondo le indicazioni dello specialista. Non è quindi corretto applicare automaticamente a ogni visita di controllo gli stessi termini delle classi di priorità del primo accesso.
Cosa cambia con il nuovo Piano 2026-2028
Il nuovo Piano nazionale di governo delle liste di attesa 2026-2028, adottato dal Ministero della Salute il 26 giugno e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 agosto 2026, rafforza il sistema dei percorsi di tutela.
Quando al primo contatto non è disponibile una prestazione nei tempi, il sistema può inserire la richiesta in specifiche liste di garanzia e ricercare successivamente una soluzione, evitando che il paziente debba continuare a chiamare autonomamente il CUP.
Il Piano punta inoltre all'integrazione delle agende di prenotazione: nel sistema CUP devono confluire progressivamente l'offerta pubblica, quella delle strutture private accreditate e quella utilizzabile in libera professione intramuraria per i percorsi di tutela.
Le Regioni e le Province autonome devono recepire il nuovo PNGLA attraverso i rispettivi piani regionali. Per questo le modalità operative concrete possono differire da territorio a territorio: numeri telefonici, moduli, uffici e procedure vanno verificati presso la propria Azienda sanitaria o Regione.
E se il CUP dice che non ci sono date?
Anche la semplice risposta «non ci sono disponibilità» non dovrebbe chiudere il problema. La normativa sulle liste d'attesa vieta la sospensione delle attività di prenotazione e il nuovo Piano rafforza la presa in carico delle richieste che non possono essere soddisfatte immediatamente.
In caso di difficoltà, oltre al CUP, il cittadino può rivolgersi agli uffici indicati dall'Azienda sanitaria per i percorsi di tutela o all'Ufficio Relazioni con il Pubblico, conservando prescrizione e prova della prenotazione proposta.
Se una visita o un esame di primo accesso viene proposto oltre il tempo previsto dalla classe U, B, D o P, non bisogna automaticamente rassegnarsi all'attesa né prenotare privatamente a proprie spese. Occorre chiedere al sistema sanitario l'attivazione del percorso di tutela.
È attraverso quel percorso che la prestazione può essere effettuata anche in intramoenia o presso un privato accreditato, lasciando a carico del cittadino soltanto il ticket ordinario, quando dovuto.
Fonti consultate per questo articolo: Portale Inps







