Roma, 16 Mar 2018 – (Pubblichiamo un estratto del seguente articolo da leggere nella sua completezza collegandosi al link indicato a fine paragrafo) – di Fabio Martini – Quella mattina la notizia irruppe nelle case, non dalla tv, ma attraverso la radio, che era ancora ospite e compagna affidabile di milioni di italiani. La voce dell’annunciatore Rai tradiva una trepidazione e un’emozione mai sentite prima sulle onde di Stato: «Gentili ascoltatori, siete collegati con la redazione del Gr2… interrompiamo le trasmissioni per una notizia che ha dell’incredibile e che anche se non ha trovato una conferma ufficiale, purtroppo sembra sia vera… Il presidente della Democrazia cristiana, l’onorevole Aldo Moro, è stato rapito poco fa da un commando di terroristi. L’inaudito, ripetiamo, incredibile episodio è avvenuto…». Lo speaker proseguì ancora per pochi attimi e concluse: «A risentirci più tardi». Abitavo a duecento metri da via Mario Fani, periferia Nord di Roma. Di quell’istante accanto al mio transistor ricordo solo una sensazione: il cuore in gola. Il pensiero rivolto confusamente a Moro, ai suoi agenti e ai miei genitori, che erano usciti proprio in direzione di via Fani mezz’ora prima. Erano le 9,28 del 16 marzo 1978: mi scapicollai e in tre minuti arrivai sul luogo dell’agguato. Ai miei occhi – quelli di un ragazzo, che aveva vissuto in un tempo di pace – si presentò uno scenario di guerra. Guerra sulle strade dove di solito giocavo a pallone e dove consumavo le giornate, bighellonando con gli amici.
Mi avvicinai lentamente, impietrito. La prima sorpresa: mancava quella perimetrazione con nastro segnaletico alla quale siamo stati abituati negli anni successivi, e perciò chiunque aveva libero accesso sulla terribile scena dell’assalto. Camminai sull’orrore. Sull’asfalto un telo bianco copriva il corpo di un uomo, ma il lenzuolo era troppo corto e dai lati spuntavano due mani oramai senza vita. Avanzavo in trance. Per puro caso riuscii a non calpestare un bossolo lasciato sul marciapiede e cerchiato da una linea gessata. Un metro più avanti, una pistola. Scarica, sull’asfalto. E poi quella martoriata Fiat 130 blu, bucata dalla pallottole: nelle ore successive si sarebbe saputo che era l’auto dove si trovavano Aldo Moro, l’autista Domenico Ricci, e l’eroico maresciallo Oreste Leonardi, che col suo corpo aveva protetto il presidente della Dc. L’articolo completo prosegue qui >>> http://www.lastampa.it/2018/03/16/cultura/aldo-moro-anni-dopo-ho-camminato-sullorrore-bDZ0EW668iK5fN1jcAZGDK/pagina.html
Iran propone agli USA riapertura Stretto di Hormuz in cambio revoca blocchi
L'Iran offre agli Stati Uniti di riaprire lo Stretto di Hormuz in cambio della revoca del blocco navale.



![Agevolazioni Polizia e Forze Armate 2026 [Aggiornamenti]: fino a 75.000 € – condizioni agevolate – procedura rapida e online per finanziamenti in Convenzione NoiPA (Verifica le opportunità)](https://forzearmate.org/wp-content/uploads/2026/04/135.-21_4-Agevolazioni-Polizia-e-Forze-Armate-2026-Aggiornamenti_-fino-a-75.000-E-condizioni-agevolate-procedura-rapida-e-online-per-finanziamenti-in-Convenzione-NoiPA-Verifica-le-opportunita-120x86.png)


