Nel nuovo video, USAMi Aeronautica chiarisce perché considera pericoloso firmare il contratto alle condizioni attualmente proposte. Secondo il Sindacato, accettare un aumento di circa 100 euro significherebbe certificare che il personale militare è soddisfatto, nonostante la perdita del potere d’acquisto, le carenze di organico e le profonde disparità economiche tra dirigenti e non dirigenti.
USAMi ricorda di non aver firmato neppure il precedente contratto, che avrebbe penalizzato soprattutto i gradi e i redditi più bassi. La riforma del cuneo fiscale ha infatti eroso parte degli aumenti, mentre sono rimasti irrisolti problemi come la previdenza complementare, il compenso forfettario di guardia, la gestione degli straordinari e l’eccessiva frammentazione delle indennità.
Per il nuovo rinnovo, lo stanziamento previsto viene considerato insufficiente. USAMi contesta anche il metodo utilizzato per calcolare la massa salariale, nel quale sarebbero state inserite le indennità percepite durante le missioni all’estero, alterando il reddito medio e riducendo le risorse realmente destinate al contratto.
Il Sindacato sottolinea inoltre che l’inflazione degli ultimi cinque anni avrebbe determinato una perdita stipendiale di circa 500 euro mensili. Per questo, chiedere almeno 200 euro netti non significa “volere la Luna”, ma cercare di recuperare almeno una parte di quanto perso.
USAMi critica chi continua a richiamare il senso del dovere per giustificare la firma. Il senso di responsabilità, secondo il Sindacato, non può significare accettare straordinari pagati circa 3,70 euro l’ora, risorse sottratte al personale non dirigente o il mancato riconoscimento della specificità militare.
Il militare è sottoposto a rischi, obblighi, trasferimenti, lontananza dalla famiglia e limitazioni che non possono essere equiparate a quelle di qualsiasi altro impiego.
Eppure, mentre alcune indennità del personale sono rimaste quasi ferme per oltre vent’anni, il trattamento economico della dirigenza è cresciuto in misura molto più consistente.
A questo si aggiunge il rischio di una grave carenza di personale. Nei prossimi tre o quattro anni potrebbero lasciare il servizio migliaia di sottufficiali, con conseguenze dirette sui carichi di lavoro di chi resterà.
Per USAMi, quindi, firmare significa mandare alla politica un messaggio sbagliato: che i militari sono soddisfatti e possono continuare ad accontentarsi. Dire “no”, invece, significa rendere visibile il malcontento e chiedere interventi strutturali su stipendi, assunzioni, logistica, trasferimenti e tutele.
Il messaggio è chiaro: un contratto insufficiente non tutela il personale, ma condanna ancora una volta i gradi da Aviere a Capitano.








