Mentre i militari contrattualizzati continuano a fare i conti con stipendi erosi dall’inflazione e contratti sempre più poveri, AMUS Aeronautica prova a riscrivere la realtà con comunicati che dividono il mondo sindacale tra presunti “responsabili” e presunti “sindacati del no”.
Una narrazione comoda, ma profondamente strumentale: perché firmare in fretta un contratto insufficiente non significa essere responsabili, significa accettare che il personale militare paghi ancora una volta il prezzo più alto.
Il contratto 2022-2024, il primo negoziato dai sindacati militari, doveva segnare una svolta. Invece resterà ricordato come uno dei peggiori degli ultimi vent’anni per il personale contrattualizzato.
Solo USAMi Aeronautica e ITAMIL Esercito hanno avuto il coraggio di non mettere la firma su un accordo che non restituiva dignità economica ai militari.
Oggi AMUS tenta di sminuire il divario economico e di giustificare scelte che molti iscritti non comprendono più, ma i numeri non si piegano alla propaganda: il calcolatore USAMi, usato da oltre 35.000 militari, mostra quanto potere d’acquisto sia stato realmente perso dal 2021 ad oggi.
USAMi Aeronautica non alimenta guerre tra categorie e non attacca i legittimi trattamenti della dirigenza: chiede semplicemente che anche la base, da aviere a capitano, riceva il giusto riconoscimento.
Sul contratto 2025-2027, USAMi ha avanzato una proposta concreta e sostenibile: 200 euro netti mensili, anche attraverso il rafforzamento del FESI. Questa non è ideologia, è tutela reale.
Chi accusa USAMi di essere il “fronte del no” dovrebbe spiegare cosa abbia prodotto, concretamente, la politica delle firme facili.
I militari non sono ingenui: sanno distinguere chi difende davvero la base da chi prova a coprire con slogan e comunicati scelte ormai difficili da giustificare.
Leggi l’articolo completo sul sito USAMi Aeronautica e scopri perché la dignità dei militari non si difende firmando al ribasso, ma smascherando chi vorrebbe far passare la resa per responsabilità.








