Al centro del programma c’è il consorzio industriale Edgewing, che riunisce BAE Systems per il Regno Unito, Leonardo per l’Italia e la giapponese JAIEC (Japan Aircraft Industrial Enhancement Co.). Per l’industria italiana della difesa il GCAP è a tutti gli effetti il programma-bandiera: da questi 18 mesi dipendono il workshare nazionale, le ricadute occupazionali e il posizionamento di Leonardo sulle tecnologie chiave del futuro — dai sensori all’avionica, fino all’integrazione dei “gregari” a pilotaggio autonomo (loyal wingman).
Investimenti, concorrenza e nuovi partner
Sul fronte finanziario, Londra ha impegnato 8,6 miliardi di sterline sul programma in quattro anni, superando le stime iniziali di circa 6 miliardi: un segnale politico forte in una fase di riarmo europeo senza precedenti dalla Guerra Fredda. Restano però aperti i grandi nodi strategici: l’allineamento (e la competizione) con il rivale franco-tedesco-spagnolo FCAS, i tempi serrati verso il 2035 e la possibile apertura a nuovi partner come l’Arabia Saudita, che porterebbe capitali ma anche complessità politiche e industriali. La partita, per l’Italia, non è solo tecnologica: è la scommessa di restare nel club ristretto dei Paesi capaci di costruire un caccia di nuova generazione.









