IN SINTESI
Droni autonomi, jamming e tracciamento continuo: come cambia il campo di battaglia
16 settembre 2026
Sistemi autonomi
AI e guerra elettronica
Il campo di battaglia sta diventando sempre più trasparente. Droni autonomi, intelligenza artificiale, guerra elettronica e sensori distribuiti stanno riducendo gli spazi nei quali uomini e mezzi possono muoversi senza essere individuati.
È il quadro tracciato dal generale Dan Caine, Chairman of the Joint Chiefs of Staff degli Stati Uniti, intervenuto il 16 settembre alla Air, Space & Cyber Conference 2026 dell'Air & Space Forces Association a National Harbor, nel Maryland.
«Le nostre formazioni saranno cacciate»
Il messaggio di Caine è diretto: le Forze Armate statunitensi non possono più pianificare le future operazioni partendo dal presupposto di poter mantenere a lungo un vantaggio incontrastato nell'aria, nello spettro elettromagnetico, nelle comunicazioni o nella capacità di occultare le proprie unità.
Per Caine, la Joint Force deve quindi trasformarsi per poter combattere in ambienti nei quali sensori, droni e algoritmi consentiranno agli avversari di individuare rapidamente uomini e mezzi, mentre la guerra elettronica renderà più difficile utilizzare comunicazioni, navigazione satellitare e collegamenti dati.
Droni e piattaforme capaci di individuare, seguire e in alcuni casi continuare l'azione anche quando il collegamento con l'operatore viene degradato.
Jamming e disturbo dello spettro possono mettere sotto pressione GPS, comunicazioni e collegamenti utilizzati da unità e sistemi senza equipaggio.
Sensori distribuiti e capacità di elaborazione dei dati riducono progressivamente il tempo tra individuazione, identificazione e possibile attacco.
L'Ucraina come laboratorio della nuova guerra dei droni
Caine ha indicato il conflitto in Ucraina come uno degli esempi più evidenti della trasformazione in corso.
Sul campo vengono ormai impiegati droni FPV in ambienti caratterizzati da forti interferenze elettromagnetiche. Alcuni sistemi sfruttano capacità di visione artificiale che possono contribuire a mantenere l'avvicinamento al bersaglio anche quando il GPS non è disponibile o il collegamento con l'operatore viene interrotto.
Il risultato è una capacità di precisione che può essere distribuita anche a piccole unità utilizzando piattaforme relativamente economiche. È proprio il rapporto tra basso costo, precisione e possibilità di impiego su larga scala a rappresentare uno degli elementi più importanti della trasformazione descritta dal generale.
Alta tecnologia e sistemi a basso costo
La risposta statunitense, secondo Caine, non può essere basata esclusivamente sui sistemi più sofisticati e costosi.
La Joint Force dovrà essere capace di generare capacità di combattimento su vasta scala utilizzando un mix ottimizzato di strumenti high-end e low-end: piattaforme molto avanzate affiancate da sistemi meno costosi, più numerosi e rapidamente sostituibili.
La tecnologia più avanzata rimane essenziale, ma il nuovo campo di battaglia richiede anche quantità, velocità di produzione e capacità di adattamento. Un sistema efficace oggi può essere contrastato rapidamente: hardware e software devono quindi poter evolvere con tempi molto più brevi rispetto ai tradizionali programmi militari.
Il soccorso con un mezzo senza equipaggio della Marina
Caine ha citato anche un episodio avvenuto nel mese di giugno per mostrare come autonomia, reti e intelligenza artificiale possano avere un ruolo operativo concreto.
Durante le operazioni nell'area del Comando Centrale statunitense, un mezzo di superficie senza equipaggio Corsair, sviluppato da Saronic e impiegato dalla Task Force 59, contribuì alla ricerca e al recupero in mare di due militari dell'Esercito statunitense.
Secondo Caine, quell'operazione fu resa possibile anche dal lavoro svolto negli anni precedenti dalla Task Force 59 per integrare sistemi unmanned, reti di sensori e strumenti basati sull'intelligenza artificiale in un ambiente operativo reale.
L'episodio rappresenta il lato opposto della stessa trasformazione: le tecnologie autonome che costituiscono una minaccia quando vengono utilizzate dall'avversario possono contemporaneamente aumentare le capacità di sorveglianza, soccorso e combattimento delle proprie forze.
Russia e Iran, tecnologie che circolano tra i diversi conflitti
Un altro punto richiamato nell'intervento riguarda la crescente interconnessione tra gli avversari degli Stati Uniti.
Secondo Caine, Paesi geograficamente distanti sono sempre più collegati attraverso scambio di tecnologia, intelligence, armamenti e sostegno economico.
Il rapporto militare tra Russia e Iran è uno degli esempi osservati con maggiore attenzione. Teheran aveva inizialmente fornito alla Russia droni Shahed destinati alla guerra in Ucraina; negli anni successivi Mosca ha sviluppato e modificato quei sistemi, mentre la cooperazione tra i due Paesi si è progressivamente ampliata.
Fonti e analisi statunitensi hanno inoltre indicato trasferimenti verso l'Iran di informazioni satellitari, dati per il targeting e tecnologie militari russe. Il processo viene descritto come un possibile ciclo di apprendimento tecnologico tra diversi teatri operativi.
Chi vede e decide prima avrà il vantaggio
Per Caine, la trasformazione riguarda soprattutto la velocità. La quantità di informazioni disponibile sul campo di battaglia continua ad aumentare e l'intelligenza artificiale permette di analizzarne una parte in tempi molto più ridotti.
Il vantaggio potrebbe quindi andare alla forza capace di vedere per prima, comprendere per prima, decidere per prima e agire per prima.
Questo significa ridurre il tempo necessario per passare dall'individuazione di una minaccia alla decisione, mantenendo contemporaneamente la capacità di operare quando comunicazioni, GPS e reti vengono degradati.
«Il tempo non possiamo comprarlo»
Il messaggio conclusivo del Chairman of the Joint Chiefs of Staff riguarda soprattutto l'urgenza.
Autonomia, intelligenza artificiale, cyber, guerra elettronica e sistemi senza equipaggio stanno evolvendo con tempi molto più rapidi rispetto ai tradizionali cicli di acquisizione militare.
Per gli Stati Uniti la questione diventa quindi non soltanto individuare le tecnologie corrette, ma portarle alle unità prima che il vantaggio venga acquisito dall'avversario.
La fotografia tracciata a National Harbor è quella di un campo di battaglia nel quale nascondersi sarà sempre più difficile e nel quale il ciclo tra scoperta e attacco continuerà a ridursi. Per Caine, adattarsi a questa nuova realtà non è più una prospettiva futura: è una trasformazione già in corso.









