IN SINTESI
Due strettoie strategiche al centro della crisi: Bab el-Mandeb e Hormuz
Riad cerca sostegno al Cairo
Houthi sul Mar Rosso
Pechino preme su Hormuz
Due crisi, due strettoie marittime e un unico problema strategico: la sicurezza delle rotte che collegano il Golfo, il Mar Rosso e i mercati mondiali dell'energia.
L'Arabia Saudita sta intensificando il coordinamento con l'Egitto mentre l'offensiva Houthi nello Yemen aumenta la pressione su Bab el-Mandeb. Parallelamente la Cina ha chiesto a Iran e Stati Uniti di ridurre la tensione e di favorire la riapertura dello Stretto di Hormuz.
Arabia Saudita ed Egitto puntano a rafforzare coordinamento e sicurezza delle rotte marittime mentre la nuova avanzata Houthi aumenta i rischi lungo la costa occidentale dello Yemen.
La Cina ha chiesto una rapida riapertura dello Stretto e il ritorno di Iran e Stati Uniti a un percorso negoziale, con particolare attenzione alla sicurezza energetica.
Mohammed bin Salman al Cairo
Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman si è recato al Cairo il 15 settembre per incontrare il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, in una fase particolarmente delicata per la sicurezza regionale.
Secondo la Presidenza egiziana, i due leader hanno affrontato gli sviluppi del Medio Oriente e ribadito la necessità di intensificare il coordinamento tra i rispettivi Paesi, con un'attenzione specifica alla sicurezza e alla libertà della navigazione.
Al-Sisi ha inoltre riaffermato che la sicurezza dell'Arabia Saudita e degli altri Stati del Golfo è considerata parte integrante della sicurezza nazionale egiziana.
Gli Houthi aumentano la pressione su Bab el-Mandeb
Il vertice si inserisce nel contesto della nuova offensiva degli Houthi lungo la costa occidentale dello Yemen. Nelle ultime settimane il movimento sostenuto dall'Iran ha conquistato nuovi territori e posizioni strategiche in prossimità di Bab el-Mandeb, aumentando i timori per la sicurezza del traffico commerciale nel Mar Rosso.
Per l'Arabia Saudita si tratta di un problema particolarmente delicato. La sicurezza delle rotte occidentali è diventata ancora più importante mentre la navigazione attraverso Hormuz rimane fortemente condizionata dalle tensioni tra Iran e Stati Uniti.
Il Cairo ha espresso un forte sostegno politico alla sicurezza dell'Arabia Saudita e alla protezione della navigazione. Non risulta però annunciato un impegno militare egiziano diretto contro gli Houthi. Il confronto resta quindi, allo stato attuale, soprattutto sul piano politico, diplomatico e del coordinamento regionale.
Due strettoie diventate centrali
La contemporanea instabilità delle due vie marittime rende più difficile per i Paesi produttori diversificare le rotte. La situazione è diventata ancora più sensibile dopo gli attacchi che hanno interessato infrastrutture energetiche saudite e la riduzione del traffico commerciale attraverso Hormuz.
La Cina chiede la riapertura di Hormuz
Sul versante orientale della crisi è entrata direttamente in campo la diplomazia cinese. Il 16 settembre, durante l'incontro a Pechino con il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, il capo della diplomazia cinese Wang Yi ha invitato Iran e Stati Uniti alla moderazione e alla ripresa di consultazioni sostanziali.
Wang ha inoltre chiesto alle parti di adottare misure efficaci per riaprire al più presto lo Stretto di Hormuz, sottolineando la necessità di salvaguardare il trasporto internazionale dell'energia e la stabilità delle catene globali di approvvigionamento.
Pechino ha chiarito anche di non voler vedere l'attuale escalation estendersi ulteriormente allo Yemen e al Mar Rosso.
Perché Hormuz è cruciale per Pechino
La posizione cinese non è soltanto diplomatica. La Cina è uno dei maggiori importatori mondiali di greggio e mantiene importanti relazioni energetiche sia con l'Iran sia con le monarchie del Golfo.
Una prolungata riduzione dei flussi attraverso Hormuz significa quindi prezzi più elevati, maggiore difficoltà nell'approvvigionamento e nuovi costi per le economie asiatiche. Negli ultimi giorni il traffico commerciale nello Stretto si è ulteriormente ridotto, segnale delle difficoltà provocate dalla crisi.
Una crisi regionale sempre più interconnessa
Il quadro che emerge collega ormai direttamente Yemen, Mar Rosso, Golfo Persico e mercato dell'energia.
L'Arabia Saudita cerca sostegno politico e regionale mentre deve affrontare contemporaneamente le minacce alle proprie infrastrutture e l'avanzata Houthi. L'Egitto guarda con preoccupazione alla sicurezza del Mar Rosso, essenziale anche per i traffici diretti verso il Canale di Suez.
La Cina, dal canto suo, punta soprattutto sulla riapertura delle rotte energetiche e sul ritorno alla diplomazia tra Washington e Teheran.
Per ora non emerge una soluzione condivisa: Bab el-Mandeb e Hormuz restano due dei principali punti di pressione della crisi mediorientale, con conseguenze che vanno ben oltre la regione.








