IN SINTESI
Taser e bodycam: cosa sta cambiando nelle dotazioni
Mozione Lombardia approvata
Polizia Penitenziaria
Bodycam finanziate fino al 2027
Nuovo passaggio nel dibattito sulle dotazioni operative delle Forze dell'ordine. Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato la mozione n. 515, che punta a sollecitare il Governo affinché l'impiego del Taser possa essere esteso anche alla Polizia Penitenziaria, alle Polizie locali di tutti i comuni e, più in generale, agli altri corpi impegnati nei servizi di ordine pubblico con qualifiche di pubblica sicurezza.
Parallelamente continua il percorso delle bodycam, per le quali esistono già una base normativa nazionale e specifici stanziamenti fino al 2027.
La mozione approvata in Lombardia
La mozione n. 515, presentata dai consiglieri Giacomo Basaglia Cosentino, Luca Marrelli e Alessandro Cantoni, era stata depositata il 23 giugno 2026 ed è stata successivamente approvata dal Consiglio regionale.
Il documento invita l'assessore regionale competente a promuovere presso il Governo l'allargamento della dotazione del Taser. I destinatari indicati espressamente sono la Polizia Penitenziaria, le Polizie locali di tutti i comuni – nel rispetto dell'autonomia dei sindaci sulle forniture – e, più in generale, i corpi di Polizia impegnati nei servizi di ordine pubblico e in possesso di ruoli e qualifiche di pubblica sicurezza.
L'approvazione della mozione non introduce direttamente il Taser nelle dotazioni della Polizia Penitenziaria o delle Polizie locali interessate. L'atto impegna sul piano politico-istituzionale la Regione a portare la richiesta al Governo: eventuali modifiche operative richiedono quindi ulteriori decisioni e i necessari passaggi normativi e amministrativi.
Il Taser è già operativo nelle Forze di polizia statali
È importante distinguere la nuova richiesta di estensione dall'introduzione originaria del dispositivo. Il Taser è infatti già utilizzato dalla Polizia di Stato, dall'Arma dei Carabinieri e dalla Guardia di Finanza, dopo un percorso iniziato con la sperimentazione e proseguito con l'impiego operativo.
Anche nel 2026 le cronache operative della Polizia di Stato documentano interventi nei quali il dispositivo è stato estratto o attivato per contenere situazioni considerate particolarmente pericolose.
La questione aperta riguarda quindi soprattutto quali altri corpi possano essere dotati dello strumento e con quali modalità, oltre ai percorsi di formazione, alle procedure operative e alle condizioni previste per il suo impiego.
Bodycam: la legge prevede risorse fino al 2027
Sul fronte delle videocamere indossabili il quadro è più avanzato. L'articolo 21 del decreto-legge n. 48 del 2025, convertito nella legge n. 80 del 2025, stabilisce che il personale delle Forze di polizia impiegato nei servizi di mantenimento dell'ordine pubblico, controllo del territorio, vigilanza di siti sensibili, in ambito ferroviario e a bordo dei treni può essere dotato di dispositivi di videosorveglianza indossabili.
La norma prevede complessivamente 4.956.804 euro per il 2025, 7.929.754 euro per il 2026 e 10.602.656 euro per il 2027.
Per il 2026 la ripartizione prevista comprende 3 milioni di euro alla Polizia di Stato, 3 milioni all'Arma dei Carabinieri e 1.929.754 euro alla Guardia di Finanza.
Bodycam, tutela operativa ma anche regole sulla privacy
La diffusione delle bodycam porta con sé anche un tema specifico: la gestione delle immagini e dei dati personali raccolti durante gli interventi.
Un provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali del 17 aprile 2026, relativo all'utilizzo delle bodycam da parte della Polizia Locale di Venezia, ha ribadito l'importanza della trasparenza nei confronti degli interessati e delle garanzie previste anche per il personale che indossa i dispositivi.
Nel caso esaminato, il Garante ha contestato al Comune carenze nell'informativa sul trattamento dei dati e disposto una sanzione di 3.000 euro. Il punto centrale è che l'adozione delle videocamere non riguarda soltanto l'acquisto dell'hardware: servono procedure chiare sulla registrazione, sull'informazione degli interessati, sulla conservazione delle immagini e sul trattamento dei dati.
Sull'impiego del Taser rimane aperto anche il confronto sui profili sanitari e sulle modalità operative. Le organizzazioni favorevoli ne sottolineano la funzione di deterrenza e la possibilità di limitare il contatto fisico o il ricorso ad armi da fuoco. Altre organizzazioni, tra cui Antigone, hanno invece chiesto maggiore trasparenza sui dati di utilizzo, protocolli più stringenti e particolare attenzione quando sono coinvolte persone vulnerabili. Il dibattito riguarda quindi non soltanto la disponibilità dello strumento, ma anche formazione, proporzionalità dell'intervento e controllo degli effetti.
Cosa succede adesso
Il passaggio approvato in Lombardia apre quindi una nuova fase soprattutto sul piano istituzionale. Perché il Taser possa essere esteso alla Polizia Penitenziaria e alle altre categorie indicate nella mozione serviranno eventuali iniziative del Governo e i successivi atti necessari alla concreta introduzione dello strumento.
Per le bodycam, invece, il percorso dispone già di una base legislativa e di risorse programmate: il punto sarà verificare la progressiva distribuzione dei dispositivi, le modalità effettive di utilizzo e il rispetto delle prescrizioni relative alla protezione dei dati.










