L’Italia ha deciso di richiedere 14,9 miliardi di euro nell’ambito del programma europeo SAFE, segnando una netta inversione rispetto alle esitazioni dei mesi scorsi.
La conferma è arrivata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha ufficializzato la richiesta entro la fine dell’anno. Solo a maggio, il governo aveva ipotizzato un utilizzo molto più limitato, compreso tra 4 e 5 miliardi di euro. La decisione finale arriva dopo settimane di pressione da parte delle istituzioni europee per evitare la redistribuzione delle risorse non utilizzate.
Determinante è stata l’introduzione della “clausola di salvaguardia nazionale”, estesa anche alle spese energetiche. Questo meccanismo consente all’Italia di scorporare i costi per il sostegno a famiglie e imprese dal bilancio ordinario. In questo modo, Roma può investire nella difesa senza sacrificare le misure contro il caro energia. Il margine fiscale aggiuntivo arriva fino all’1,5% del PIL annuo fino al 2028.
Le risorse SAFE saranno destinate principalmente a programmi già pianificati nel bilancio della Difesa. Tra le priorità figurano sistemi di difesa aerea e missilistica e tecnologie anti-drone.
Non si tratterà quindi di un aumento strutturale della spesa militare, ma di una riallocazione più efficiente delle risorse. L’Italia si unisce così a un gruppo crescente di Paesi UE che hanno già aderito allo strumento. Tra questi figurano Polonia, Francia, Romania e diversi Stati dell’Est Europa. Il programma SAFE, da 150 miliardi complessivi, punta a rafforzare la capacità difensiva europea e il rispetto degli impegni NATO. La scelta italiana rappresenta un passaggio strategico tra esigenze di sicurezza e sostenibilità economica interna.









