Durante il vertice Nato di Ankara, l’Italia ha presentato un piano di spesa militare che prevede un aumento al 2,8% del Pil entro il 2026, pari a 33,9 miliardi di euro, con oltre 13 miliardi per nuovi armamenti. Le pressioni da Washington, in particolare da Donald Trump, sollevano interrogativi sull’autonomia di Roma nelle decisioni di bilancio. Trump ha proposto percentuali più elevate per i contributi alla difesa dell’Alleanza, alimentando il dibattito interno in Italia sull’indipendenza strategica rispetto agli interessi statunitensi. L’uso di “giochi contabili” per soddisfare i target Nato senza un pieno dibattito pubblico solleva dubbi sull’impegno italiano a lungo termine. Rimangono aperte le questioni di trasparenza sui programmi di riarmo, stimati in circa 130 miliardi nei prossimi quindici anni, e sul margine di manovra del governo italiano di fronte a possibili ulteriori richieste statunitensi.
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